La Polonia chiede limiti alla mobilità dei diplomatici russi nell’Unione europea

04.09.2026 16:50
La Polonia chiede limiti alla mobilità dei diplomatici russi nell’Unione europea
La Polonia chiede limiti alla mobilità dei diplomatici russi nell’Unione europea

Il 3 settembre 2026 il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha chiesto all’Unione europea di rafforzare le restrizioni nei confronti dei diplomatici russi e dei cittadini della Federazione Russa. L’iniziativa di Varsavia arriva sullo sfondo di una serie di attacchi ibridi e sabotaggi attribuiti alla Russia in Europa, oltre che dell’incidente in Germania con droni dotati di esplosivo.

La proposta polacca interviene quindi sul regime di mobilità con cui diplomatici e cittadini russi possono muoversi nello spazio europeo. Nella ricostruzione diffusa da Politico, Sikorski ha indicato una serie di misure che Varsavia vorrebbe sottoporre ai partner dell’Ue.

Il 3 settembre: le misure proposte da Varsavia

La prima richiesta riguarda la limitazione degli spostamenti dei diplomatici russi ai soli Paesi presso i quali sono accreditati. L’obiettivo indicato dalla Polonia è impedire che i membri del corpo diplomatico possano utilizzare liberamente la mobilità tra gli Stati dell’area Schengen, trasformando una facoltà legata alla presenza diplomatica in uno strumento più ampio di movimento all’interno dell’Unione.

Varsavia propone inoltre di ridurre il rilascio dei visti Schengen ai cittadini russi e di introdurre lasciapassare biometrici per i cittadini della Federazione Russa in ingresso nell’Ue. A queste misure si aggiunge l’ipotesi di fissare un tetto al numero dei diplomatici russi presenti nei Paesi dell’Unione.

La combinazione delle proposte riguarda dunque sia l’accesso dei cittadini russi sia la presenza diplomatica ufficiale di Mosca. La Polonia chiede un passaggio da provvedimenti mirati a un sistema più ampio di controllo della mobilità e di riduzione dell’infrastruttura diplomatica russa nei Paesi membri.

La valutazione polacca sulla presenza diplomatica russa

Nel presentare l’iniziativa, Sikorski ha affermato che nell’Unione europea si trovano più di 2 mila diplomatici russi. Secondo la valutazione della parte polacca, almeno il 40 per cento di loro potrebbe svolgere compiti incompatibili con lo status diplomatico.

Questa stima colloca il tema delle restrizioni in una cornice precisa: per Varsavia, una parte del corpo diplomatico russo potrebbe essere coinvolta in attività di intelligence o in operazioni di destabilizzazione. La revisione dei privilegi diplomatici viene così collegata alla necessità di impedire che la rete ufficiale di Mosca e la libertà di movimento nello spazio europeo siano utilizzate per attività considerate una minaccia alla sicurezza.

La posizione polacca non riguarda formalmente l’intera popolazione russa né propone la sospensione generale della mobilità per tutti i cittadini della Federazione Russa. Le misure indicate distinguono invece tra il controllo degli ingressi dei cittadini russi, la circolazione dei diplomatici nei Paesi di accreditamento e la consistenza numerica delle rappresentanze diplomatiche.

Le reazioni di Francia e Germania

La Francia ha dichiarato di essere pronta a sostenere ulteriori misure qualora se ne presentasse la necessità. Il sostegno francese è riferito all’eventuale introduzione di nuovi provvedimenti, senza che nel materiale disponibile risulti già adottata una decisione comune dell’Unione europea sulle proposte polacche.

La Germania ha invece sottolineato la disponibilità a indagare su nuovi casi di sabotaggio e a reagire alle minacce. La posizione tedesca si colloca nel contesto dell’incidente con droni dotati di esplosivo e della più ampia serie di attacchi ibridi registrati in Europa, che ha spinto gli Stati membri a riesaminare il rapporto tra apertura dello spazio Schengen e tutela della sicurezza.

Il confronto europeo si sviluppa quindi su due piani collegati: da una parte l’accertamento delle responsabilità nei nuovi episodi di sabotaggio e la risposta alle minacce; dall’altra la definizione di limiti preventivi alla mobilità e alla presenza russa. La Polonia ha portato al centro della discussione il possibile uso della libertà di movimento e dei privilegi diplomatici da parte di strutture legate a Mosca.

La posizione attuale

Al 3 settembre 2026, Varsavia chiede all’Ue di limitare gli spostamenti dei diplomatici russi, ridurre i visti Schengen per i cittadini russi, introdurre controlli biometrici all’ingresso e stabilire un tetto alle rappresentanze diplomatiche. Francia e Germania hanno manifestato, con modalità diverse, disponibilità a sostenere ulteriori misure e a rispondere alle minacce, mentre la decisione europea sulle proposte polacche resta il passaggio istituzionale successivo.

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