La crisi interna al Cremlino: le dimissioni di Kozak e i timori di Putin
Quando le dimissioni erano già decise, lo scorso settembre, Dmitry Kozak si recò da Vladimir Putin per un’ultima visita e gli pose una semplice domanda: perché aveva fatto tutto questo? Non è chiaro quale sia stata la risposta testuale del presidente russo, ma il senso era chiaro. Se l’avventura ucraina fosse finita male — gli ha detto il leader, secondo una persona informata — non rischiava la vita solo lui, presidente russo; sarebbe finito molto male anche Kozak, riporta Attuale.
Kozak, quasi settantenne e al fianco di Putin sin dagli anni ’90 a San Pietroburgo, era vicecapo di gabinetto del presidente con delega ai rapporti con le ex repubbliche sovietiche. Tuttavia, era lontano dai poteri decisionali, a partire dal 21 febbraio 2022, due giorni prima dell’aggressione all’Ucraina, quando Putin riunì al Cremlino il Consiglio di sicurezza per discutere del riconoscimento delle pseudo-repubbliche del Donetsk e del Luhansk.
In quel giorno, Kozak si oppose apertamente, parlando per quaranta minuti contro l’annessione delle repubbliche del Donbass e l’invasione dell’Ucraina. La sua voce fu l’unica dissidente di quel Consiglio, mentre il suo intervento fu successivamente rimosso dalla registrazione televisiva. Secondo quanto riportato dal New York Times, pochi giorni dopo l’aggressione, Kozak comunicò a Putin che non avrebbe eseguito i suoi ordini né negoziato la resa con il governo ucraino, affermando che avrebbe preferito essere arrestato o ucciso piuttosto che seguire quella strada.
Da quel momento, Kozak è scomparso dalla scena pubblica, ma Putin non lo ha mai punito né rimosso dal suo posto. Le dimissioni «volontarie» giunsero il 18 settembre, e da allora Kozak occupa un ufficio a poca distanza dal Cremlino. Sebbene non sia un dissidente liberale e abbia contribuito a facilitare l’integrazione della Crimea nella Russia dopo l’invasione del 2014, la sua opposizione alla guerra in Ucraina ora evidenzia i dubbi e i dilemmi che attraversano il Cremlino.
La situazione attuale per Putin è complessa. Il conflitto in Ucraina ha portato a devastazioni significative nel Donbass, con perdite umane e finanziarie enormi. Le ultime settimane hanno visto un’accelerazione dell’inflazione e dei licenziamenti nei settori chiave dell’economia russa, con ripercussioni in aziende simbolo come Sibur e Sberbank. La rivolta di Sergei Prigozhin, nel maggio 2023, ha rivelato una mancanza di supporto tra i suoi alleati, segnalando una crisi di fiducia crescente.
Putin, nel tentativo di mostrare un’apparente vittoria, ha annunciato la necessità di cedere l’intero Donbass, nonostante stia già ritirando le sue pretese sugli oblast di Zaporizhzhia e Kherson. Questa pressione economica potrebbe forzare ulteriori concessioni nel contesto del conflitto.