Riflessioni sull’antisemitismo e la memoria della Shoah
Roma, 2 febbraio 2026 – “Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti liberandoci dalle piccolezze di questa vita, è stato inutile”. Così scrive nei suoi Diari Etty Hillesum, ebrea olandese morta ad Auschwitz a soli 29 anni. Parole che esprimono la profonda sofferenza di un’umanità in crisi, avvolta in una spirale di violenza senza precedenti. La Shoah non rappresenta l’unico tentativo di annientamento del popolo ebraico, ma è certamente il più estremo in termini di violenza fisica e ideologia, da cui sono scaturiti i principi politici, sociali e giuridici attuali, volti a prevenire il ripetersi di simili atrocità. Tuttavia, nessun dolore ha ancora annientato il virus dell’antisemitismo; mancano strumenti giuridici efficaci per neutralizzarlo. Provando vergogna per i 190mila superstiti della Shoah, per lo più residenti in Israele, vedo nei loro occhi le ombre di quel male assoluto che continua a perseguitarli, riporta Attuale.
La violenza antisemita – antisionista e anti-Israele – sta riemergendo con forza. La guerra a Gaza ha accresciuto sentimenti di odio verso gli ebrei, ma chi attribuisce tutto ciò esclusivamente a questo contesto dimostra mala fede o ignoranza storica.
Il Giorno della Memoria è la prova di questo trend; ormai da tempo si è trasformato in un rituale di corone d’alloro e parole poco sentite. È evidente che il dolore non è sufficiente a fondare principi e valori. Anche se può generare reazioni immediate, come in passato, esso tende a svanire. Figuriamoci il dolore che non è vissuto in prima persona.
“Tutto è vanità,” ci insegna Qoelet. Ogni cosa ha fine, incluso il dolore. È tutto perduto? Spero di no; almeno, non è questo che insegno ai miei figli. Tuttavia, viviamo costantemente sotto la sorveglianza delle forze militari, poiché le minacce sono inesorabili. Se il manifesto con il volto di papà, accusato di crimini di guerra, non è ancora stato visto dai miei ragazzi, ammetto con rammarico di non aver trovato parole adeguate da dire a Leone, un bambino di soli 8 anni, per aiutarlo a superare l’imbarazzo di fronte alla “semplice, sola” visione di tre grossi mitra davanti al nostro cancello.
Ma è possibile che nel 2026 ci siano ancora problemi di antisemitismo? Sembra incredibile, eppure è così! La memoria della Shoah dovrebbe servirci da lezione, non da semplice rituale… Siamo su una strada pericolosa, e il dolore non basta più.
Terribile pensare che dopo tutto questo tempo ci siano ancora persone capaci di provare odio incondizionato. La memoria della Shoah deve servirci come monito, non come un evento da commemorare superficialmente. Non si può ignorare l’antisemitismo che riemerge, quel dolore è reale e non deve svanire nella dimenticanza.