Riprende il processo sullo scandalo di spionaggio in Grecia
Mercoledì, in Grecia, è iniziato il processo relativo a un grosso scandalo di spionaggio che ha coinvolto il primo ministro Kyriakos Mītsotakīs, iniziato nel 2022 e considerato il più grave negli ultimi anni. Il caso ha sollevato interrogativi su come il governo abbia spiato decine di politici e giornalisti, mettendo in pericolo la stabilità della sua amministrazione. Nonostante le aspettative, il processo è stato trasferito a un tribunale ordinario, e il governo è riuscito a rimanere al di fuori delle accuse di intralciare le indagini, riporta Attuale.
Lo scandalo è emerso nell’estate del 2022, rivelando che per mesi gli smartphone di almeno 87 persone, tra cui politici dell’opposizione e giornalisti critici nei confronti del governo, avevano subito infiltrazioni attraverso lo spyware Predator, sviluppato da un’azienda israeliana con sede ad Atene (Intellexa). Questo software consente l’accesso alle comunicazioni, anche quelle criptate, e l’attivazione di registrazioni audio e video.
Un aspetto chiave rimane poco chiaro. Almeno 27 delle persone spiate erano sotto la sorveglianza dei servizi segreti greci (l’EYP), che, per scelta di Mītsotakīs, dipende direttamente dal suo ufficio. Ciò ha portato a sospetti sull’uso improprio del software non autorizzato. Mītsotakīs ha sempre negato l’uso di Predator da parte delle agenzie di sicurezza greche.
Nel 2024, una controversa indagine della Corte Suprema greca ha stabilito che non vi erano prove di coinvolgimento diretto del governo, suscitando critiche da parte dell’opposizione per la superficialità della ricerca e per le manovre del governo di bloccare la creazione di una commissione parlamentare.
Attualmente, il processo coinvolge quattro individui, neanche uno con cariche governative, accusati di reati minori, con pene massime di cinque anni: due cittadini israeliani e due greci, legati all’azienda sviluppatrice di Predator. Non è previsto alcun testimone tra funzionari pubblici. Il processo, che era iniziato in primavera, è stato poi rinviato per la traduzione di documenti, poiché due imputati non parlano greco.
La giornalista greca Eliza Trintafyllou ha dichiarato a BBC News che «se uno non avesse seguito lo scandalo dall’inizio, penserebbe che quattro privati, di loro spontanea iniziativa e per ragioni personali, hanno intercettato i telefoni di 87 persone usando uno spyware avanzato che a livello globale viene venduto ai servizi d’intelligence dei governi».
Al di là degli sviluppi giudiziari, lo scandalo ha avuto significative conseguenze politiche. Mītsotakīs ha rimosso il capo dell’intelligence e il suo segretario generale non appena il caso è emerso. Inoltre, il governo ha introdotto una legge che vieta l’uso commerciale degli spyware e un’altra che garantisce una maggiore protezione sulla riservatezza delle comunicazioni. Tuttavia, quest’ultima legge è stata criticata poiché non è retroattiva, non consentendo alle persone di conoscere se erano state oggetto di spionaggio in passato.
Inoltre, poiché il leader dell’opposizione, Nikos Androulakis, era eurodeputato al momento dei fatti, il Parlamento Europeo ha istituito una commissione speciale per indagare sull’uso di spyware come Predator e Pegasus, accusando il governo greco di ostacolare il processo e di non collaborare.
Lo scandalo dello spionaggio è solo uno dei tanti che ha contribuito a far perdere popolarità al governo di Mītsotakīs, che ha affrontato anche accuse di finanziamenti illeciti al suo partito, Nuova Democrazia, e di una frode pluriennale all’Unione Europea sui sussidi per l’agricoltura. Nonostante ciò, Nuova Democrazia rimane in testa nei sondaggi, con un consenso doppio o triplo rispetto ai rivali. Le prossime elezioni sono previste entro luglio 2027.
Ma che incredibile situazione! Come è possibile che un governo possa spiare i propri cittadini in questo modo? Se in Italia sentissimo di avere una cosa del genere, sarebbe un gran casino. Davvero poco trasparente… e poi sono sempre gli stessi a sfruttare il potere!