Il Senato ha approvato definitivamente il ddl Foti, riforma che modifica la struttura della Corte dei conti, con un voto che ha visto 93 favorevoli, 51 contrari e 5 astenuti. Secondo il governo, questa misura non rappresenta una vendetta nei confronti di chi ha ostacolato il progetto del Ponte sullo Stretto, riporta Attuale.
Il ddl introduce un incremento dei controlli preventivi e stabilisce un tetto massimo alle sanzioni per i funzionari e gli amministratori che causano danni economici allo Stato. La maggioranza sostiene che il provvedimento serva a «mettere gli amministratori al riparo dalla paura», mentre le opposizioni lo considerano una misura affrettata, volta a prorogare lo scudo erariale e a vendicarsi della controversia con la magistratura contabile riguardante il Ponte sullo Stretto.
I limiti sulla sanzione: dalla percentuale del danno allo stipendio
Il ddl Foti è diviso in due parti. La prima, che entrerà in vigore con la pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, rende strutturale lo scudo erariale. Questa misura, introdotta durante la pandemia e originariamente valida fino al 31 dicembre 2025, limita la responsabilità degli amministratori pubblici alle azioni dolose e alle omissioni gravi. Inoltre, il funzionario condannato senza dolo non potrà ricevere una sanzione superiore al 30% del danno arrecato allo Stato, limitata a due annualità di stipendio lordo. Le opposizioni avvertono che questo potrebbe mettere gran parte del peso sulle spalle dei cittadini.
Il controllo «a chiamata» e l’impatto sulla responsabilità
Il ddl Foti prevede anche un ampliamento del controllo preventivo da parte della Corte dei conti. Gli amministratori locali possono ora chiedere un parere ai magistrati contabili in diverse occasioni, introducendo la possibilità di un controllo «a chiamata». Se la Corte non risponde entro 30 giorni alla richiesta, vi sarà un silenzio assenso, esentando il funzionario da ogni responsabilità nel caso di atti considerati poi illegittimi. Ciò comporterà un notevole aumento del carico di lavoro per i magistrati della Corte dei conti.
La nuova organizzazione della Corte dei conti e la separazione delle funzioni
La seconda parte della riforma, da attuare tramite decreti governativi e una legge delega del Parlamento, prevede una radicale riorganizzazione della Corte dei conti, includendo l’accorpamento delle sezioni centrali regionali e la fusione delle funzioni dei magistrati, che dovranno gestire sia il controllo giurisdizionale che quello consultivo. È anche prevista una netta separazione delle funzioni tra magistrati richiesti e giudicanti, in linea con il referendum sulla giustizia previsto per il prossimo anno.
Il governo: «Nessuna vendetta»
In risposta alle critiche, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha affermato che «non c’è unanimità di dissenso tra i giudici contabili», sottolineando come alcuni di loro abbiano espresso supporto per la riforma. Mantovano ha chiarito che non vi è alcun intento ritorsivo nei confronti della Corte dei conti riguardo al Ponte sullo Stretto, poiché il percorso di riforma è iniziato circa due anni fa e approdato in Senato solo a marzo di quest’anno. Ha difeso la necessità di combattere la “paura della firma” tra i funzionari, affermando: «Chi commette fatti dolosi risponde al 100%, quindi non c’è alcuna copertura per frodi o crimini di questo tipo».
Le opposizioni e i magistrati: «Pagina buia, così responsabilità scompare»
Le opposizioni criticano il provvedimento come un tentativo di limitare i controlli sugli sprechi e le scorrettezze da parte degli amministratori pubblici, aumentando il carico di lavoro sui magistrati contabili. Il Partito Democratico ha avvertito che ciò potrebbe causare una deresponsabilizzazione per gli amministratori. La possibilità di richiedere consulti anticipati ai magistrati è vista come un modo per garantire salvacondotti preventivi per gli amministratori. L’Associazione magistrati della Corte dei conti ha denunciato come la riforma rappresenti una pagina buia per i cittadini, segnando un passo indietro nella tutela delle finanze pubbliche e indebolendo il principio di responsabilità nella gestione dei fondi pubblici. Il Movimento 5 Stelle ha aggiunto che la legge contraddice un principio cardine dello Stato di diritto, ovvero che la legge è uguale per tutti.
Incredibile, l’idea di mettere uno scudo per proteggere gli amministratori è da un lato sensata, ma dall’altro fa paura… 😟 Come ci si può fidare di chi ha già fatto danni e ora rischia così poco? Cittadini sempre più lasciati a guardare! Che schifo!