Elezioni parlamentari in Moldavia: la Russia intensifica le interferenze
Domenica si svolgeranno le elezioni parlamentari in Moldavia, mentre la Russia cerca di influenzare il processo elettorale. Secondo il governo moldavo e varie inchieste giornalistiche, si stanno ripetendo le interferenze documentate in occasione di voti cruciali, come successo nelle presidenziali dell’anno scorso che hanno portato alla rielezione della presidente europeista Maia Sandu, ora sotto pressione per mantenere la maggioranza in parlamento, riporta Attuale.
Sandu ha accusato la Russia di spendere “centinaia di milioni di euro” per sovvertire le elezioni. Il suo partito, il Partito di Azione e Solidarietà (PAS), è l’unico tra quelli considerati nei sondaggi a favore dell’ingresso della Moldavia nell’Unione Europea, status per cui il regime russo ha interesse a danneggiare Sandu e favorire i suoi alleati locali.
Le interferenze russe non si limitano alla disinformazione online, già intensificata nelle ultime settimane. Lunedì, la polizia moldava ha effettuato una vasta operazione, arrestando 74 individui accusati di essere stati assunti dalla Russia per fomentare disordini prima, durante e dopo il voto.
In giornata, un’inchiesta di Bloomberg ha svelato un piano del governo russo volto a condizionare l’esito delle elezioni attraverso corruzione di cittadini moldavi all’estero e una massiccia campagna di disinformazione sui social, comprendente anche la creazione di proteste violente.
Un’altra inchiesta di BBC News ha rivelato un gruppo dedicato alla propaganda online, che ha condotto sondaggi manipolati e ha utilizzato finanziamenti russi per produrre contenuti diffamatori contro Sandu, bombardando i social con video che hanno accumulato milioni di visualizzazioni.
In risposta, il governo della Moldavia, con la collaborazione di TikTok, ha bloccato centinaia di account utilizzati per la diffusione di false informazioni, molti dei quali avevano migliaia di follower.
Secondo BBC, questa rete di propaganda sarebbe finanziata dall’oligarca Ilan Shor, fuggito in Russia nel 2019. Nel 2023, il suo partito era stato dichiarato incostituzionale per aver pagato per provocare proteste. L’unico partito di Shor rimasto nel parlamento uscente è stato escluso dalle elezioni per irregolarità nei documenti.
La coalizione guidata dall’ex presidente Igor Dodon, in cui sono confluiti Comunisti e Socialisti, si presenta come la principale forza dell’opposizione filorussa, mentre l’operazione di polizia che ha portato agli arresti è stata descritta da Dodon come un tentativo di intimidazione del regime. Tra i principali partiti in corsa vi è anche Il Nostro Partito di Renato Usatii, che ha ottenuto buoni risultati nelle passate elezioni presidenziali.
In passato, le attività di Shor e la propaganda russa avevano avuto un certo peso sull’opinione pubblica moldava, evidenziato da un referendum sull’integrazione europea. Negli ultimi mesi, il governo moldavo ha intensificato le operazioni contro le interferenze russe, rilevando arresti di funzionari e l’espulsione di diplomatici accusati di attività illecite.