La sentenza sul delitto di Nada Cella: condanne dopo 30 anni per gelosia e furore

16.01.2026 03:05
La sentenza sul delitto di Nada Cella: condanne dopo 30 anni per gelosia e furore

Genova, 16 gennaio 2026 – Ci sono voluti trent’anni per arrivare alla verità processuale, la prima, sul delitto di Nada Cella. La vittima, di soli 24 anni, fu brutalmente assassinata il 6 maggio 1996 a Chiavari, con il cranio fracassato, nonostante il ricovero in ospedale avvenuto in condizioni disperate. L’assassina, condannata in primo grado dalla Corte d’assise di Genova a 24 anni di reclusione, si chiama Anna Lucia Cecere, riporta Attuale.

Il movente del delitto è definito dalla gelosia: agli occhi di Cecere, ora cinquantottenne, Nada rappresentava una rivale non solo sul lavoro, ma anche nel cuore del commercialista Marco Soracco, nel cui studio ha avuto luogo l’omicidio. L’odio di Cecere era alimentato dalla convinzione di essere stata tradita da Soracco, con cui viveva una relazione non ricambiata nel contesto di un amore non corrisposto.

La tragedia si consumò tra le 8:51 e le 9:11 di un sabato mattina; sembrerebbe che Nada fosse andata in ufficio per usare la stampante. Soracco, il primo indiziato insieme alla madre Marisa Bacchioni, dichiarò che non vi era alcuna urgenza per la presenza di Nada in quell’orario. Fu lui a scoprire il corpo della ragazza, riverso in un lago di sangue, e a chiamare i soccorsi.

Le indagini iniziali indirizzarono i sospetti su Soracco e la madre, ma in seguito furono scagionati. Tuttavia, nel 2021 l’inchiesta fu riaperta e a loro fu contestato il reato di false informazioni ai pubblici ministeri. Recentemente, Soracco è stato condannato a due anni di reclusione per favoreggiamento.

La nuova inchiesta

La nuova inchiesta, avviata a seguito della spinta della criminologa Antonella Pesce Delfino e dell’avvocata Sabrina Falzone, ha portato all’accusa contro Cecere. Le nuove prove raccolte hanno rivelato dettagli che hanno costretto la procura a riconsiderare la posizione di Cecere, già interrogata nel 1996.

La telefonata anonima e la bici sporca di sangue

La svolta dell’inchiesta si è avuta grazie a una telefonata anonima ricevuta da casa Soracco, che segnalava la presenza di Cecere nei pressi dello studio. Inoltre, una bicicletta mantenuta in garage per 25 anni ha rivelato sangue appartenente a Nada Cella, confermato da recenti indagini genetiche. Questi elementi hanno scatenato una revisione delle responsabilità, spingendo l’inchiesta verso Cecere, che era ormai trasferita a Boves, in provincia di Cuneo.

La famiglia di Nada: “Giustizia è fatta”

La Procura ha rimarcato l’importanza delle indagini tradizionali che hanno condotto all’identificazione di Cecere. Nonostante la richiesta di ergastolo, applicate le attenuanti generiche, la Corte ha risposto con una sentenza che ha deluso Soracco, il quale ha manifestato sorpresa per la sua condanna. Finalmente, per la famiglia di Nada, è giunto un sospiro di sollievo: “Giustizia è fatta”, ha dichiarato la cugina Silvia, esprimendo gratitudine per il risultato ottenuto dopo anni di attesa.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere