La Spagna vieta l’uso del nome “mafia” per una catena di ristoranti con sede a Saragozza

07.03.2026 18:25
La Spagna vieta l'uso del nome "mafia" per una catena di ristoranti con sede a Saragozza

La catena di ristoranti “La Mafia se sienta a la mesa” dichiarata contraria all’ordine pubblico dal tribunale spagnolo

L’ufficio spagnolo brevetti e marchi ha stabilito che il nome di una grande catena di ristoranti spagnola, “La Mafia se sienta a la mesa”, è «contrario all’ordine pubblico e al buon costume». Questa decisione è l’ultimo sviluppo di una lunga disputa legale avviata dall’ambasciata italiana in Spagna, che contrappone il franchising La Mafia alle istituzioni italiane ed europee, riporta Attuale.

La posizione dell’ambasciata italiana e dell’Unione Europea è chiara: l’uso del termine “mafia” associato a esperienze piacevoli come la cucina e il tempo libero è considerato offensivo, in quanto richiama un’organizzazione criminale reale e non un fenomeno letterario o del passato. La registrazione del marchio nell’Unione Europea, inoltre, contrasta con i valori dell’Unione, poiché offenderebbe le vittime della mafia e le loro famiglie. D’altra parte, il gruppo sostiene che la parola “mafia” nel nome del ristorante non intenda promuovere l’organizzazione criminale, né sia percepita in tal modo dai clienti.

La catena, con sede a Saragozza e 114 ristoranti in Spagna, ha un mese di tempo per presentare ricorso contro la decisione dell’ufficio brevetti e marchi. Tuttavia, secondo il quotidiano spagnolo Expansión, la società starebbe anche considerando la possibilità di cambiare nome per evitare di compromettere la propria immagine e tirare avanti una controversia in cui il termine “mafia” ha solo una connotazione negativa.

“La Mafia se sienta a la mesa” è solo uno dei tanti ristoranti e prodotti in Europa e nel mondo con nomi ispirati alla mafia, ma si tratta della catena più grande. Fondata nei primi anni Duemila, conta circa 2.200 dipendenti e nel 2025 ha registrato un fatturato di 132 milioni di euro, con un aumento del 12,3% rispetto all’anno precedente.

La disputa tra il gruppo La Mafia e le istituzioni europee ha avuto inizio nel 2015, quando l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (Euipo) ha avviato un procedimento di invalidazione del marchio su iniziativa italiana. Nel corso del ricorso, l’azienda ha affermato di avvalersi del diritto alla libertà di espressione, sottolineando che il marchio si ispirava a un libro di cucina intitolato La mafia se sienta a la mesa, senza l’intento di risultare offensivo o di alludere all’organizzazione criminale, ma piuttosto a opere artistiche e cinematografiche, come i film della saga Il padrino.

Due anni dopo, un tribunale della Corte di Giustizia ha respinto il ricorso dell’azienda, dichiarando che l’utilizzo della parola “mafia” in quel contesto contribuiva a veicolare un’immagine positiva di un’organizzazione criminale.

Secondo Expansión, oltre ad aver ottenuto la dichiarazione di nullità del marchio dall’ufficio brevetti e marchi spagnolo, lo studio legale Fieldfisher, che assiste l’Italia nella controversia, si è rivolto al tribunale di commercio di Barcellona per impedire al gruppo La Mafia di continuare a utilizzare il marchio. Il procedimento è attualmente in fase preliminare, ma «una sentenza potrebbe essere emessa entro un anno e, se favorevole, costringerebbe l’azienda a cessare l’uso del marchio», ha dichiarato Josep Carbonell, dipendente dello studio legale.

1 Comment

  1. Mah, siamo veramente arrivati a questo punto? Usare il termine “mafia” per un ristorante è solo una trovata pubblicitaria, ma che tristezza! La cucina deve unire, non richiamare a un passato così cupo. Mi chiedo che fine abbia fatto il rispetto per le vittime…

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