Il Volontariato in Italia: La Storia di Andrea Vulterini e la Sfida dell’Inclusione Sociale
Roma, 21 dicembre 2025 – Andrea Vulterini, 59 anni, manager di Roma e padre, volontario della Croce Rossa da 12 anni, delegato nazionale per l’inclusione sociale. Com’è cominciata?, riporta Attuale.
“Con il terrore di non poter essere utile a una figlia, ho deciso di fare un corso alla Croce Rossa, sono stato formato su come intercettare la domanda, come porsi nella logica dell’ascolto e orientare persone che hanno bisogno d’aiuto ma non sanno come chiedertelo”.
Sta iniziando un’altra notte sulle strade di Roma. Cosa vuol dire ‘inclusione sociale’, nel concreto?
“Ad esempio organizzare gli aiuti per le famiglie indicate dai servizi sociali, andiamo a trovarle una volta al mese per consegnare i pacchi alimentari. Ci occupiamo di tossicodipendenza; personalmente organizzo le squadre che tre volte alla settimana escono in soccorso dei senza fissa dimora, con un tour che porta pasti caldi e indumenti e per intercettare la loro condizione, per capire se nel tempo c’è la possibilità, anche grazie all’empatia e alla confidenza che queste persone mostrano nei nostri confronti, di poterle riportare nella società. Quindi le aiutiamo ad esempio a risolvere il problema della vulnerabilità digitale, dando loro la chiave per poter entrare nei sistemi elettronici, funzionali alle varie attività, per sbrigare servizi, documenti, certificati. Li aiutiamo a scrivere curriculum. Facciamo corsi di lingua italiana per gli stranieri”.
Vulnerabilità e dipendenze.
“Io vivo a Roma, il nostro lavoro è molto dedicato alle dipendenze. Per questo parliamo di vulnerabilità sociale, per riferirci a tutti coloro che a vario titolo hanno vulnerabilità legate ai comportamenti, alla capacità di sostentamento. Abbiamo aperto uno sportello sociale, creato una carta dei servizi che si occupa ad esempio di inclusione lavorativa, garantiamo l’intervento di un avvocato se c’è bisogno, un aiuto per ricorrere alle forze dell’ordine. Ma soprattutto garantiamo un ascolto che nel tempo, grazie all’empatia, crea una relazione, capace di far superare momenti complessi”.
Quella volta che ha capito, voglio spendere le mie energie per gli altri.
“Ero a Genova, al ristorante. Ero un tipo laico, come si dice. Una persona ha cominciato a tossire, è diventata cianotica nel volto. Qualche mese prima avevo imparato la manovra di disostruzione di Heimlich. D’istinto mi sono alzato, ho praticato quella manovra e ho liberato la faringe di questa persona, gli era andato di traverso un pezzo di carne. Ho provato uno stress non indifferente, mi sono preso una responsabilità importante. Quel giorno ho capito di avere quella sensibilità, quell’attenzione che meritava di essere formata in un’istituzione come la Croce Rossa”.
Qual è il vostro indirizzo sulla droga?
“Il punto centrale è creare consapevolezza, far sapere che non esistono droghe leggere. Importante che i ragazzi siano consapevoli. Vale anche per alcol, tabagismo, pornografia”.
Le sue vacanze di Natale saranno al lavoro, come volontario?
“Il 26 organizziamo una cena per le persone senza fissa dimora, un pasto gourmet. Portiamo doni, poche cose che vanno però a recuperare il senso di festa”.
Il presidente Mattarella ha chiamato i volontari “veri patrioti”.
“Il patriota ha una responsabilità altissima, noi aiutiamo tutti, non solo italiani. Chi si dedica agli altri lo fa per una forma di egoismo, che ci dà l’energia per essere utili agli altri. Certo che gli enti del terzo settore in Italia sono dei punti di eccellenza. A vario titolo, presidiano molto bene il territorio”.
Siete sempre presenti nei disastri, era un volontario della Croce Rossa Gabriele D’Angelo, tra le 29 vittime di Rigopiano.
“La Cri presidia il tavolo nazionale della protezione civile, insieme a tutti gli altri enti preposti. Ogni volta che c’è un’emergenza, viene allertata. Abbiamo grandissima esperienza nei disastri, non solo in condizione di guerra”.
Un ricordo che le è rimasto nel cuore?
“Ho davanti agli occhi una coppia, marito e moglie. Mi hanno chiesto un abbraccio, avevano bisogno che qualcuno trasmettesse loro quel gesto di calore che ormai avevano dimenticato. Non importa se fai degli errori nella vita, una seconda possibilità se la merita ciascuno di noi”.
Dal suo osservatorio, com’è l’Italia 2025?
“Stiamo impattando con la nuova povertà, persone che fino al giorno prima erano impiegati o funzionari, per una serie di motivi si trovano per strada, perché magari hanno dovuto vendere anche l’auto e non possono nemmeno dormire in macchina. Io divento povero quando gli altri mi considerano tale. Ripeto sempre ai volontari: bisogna essere allenati a intercettare un tipo di domanda che a volte viene posta male. Osare, andare oltre, rispettando il dramma delle persone ma provandole a farle rialzare”.
Non posso credere a quanto sia importante il lavoro di Andrea! È incredibile vedere come una sola persona possa fare la differenza per tanti, soprattutto in un momento storico così difficile. La sua storia mi fa riflettere su quanto ci sia bisogno di solidarietà e compassione, che purtroppo scarseggiano in questo mondo egoista… E chi l’avrebbe mai detto che proprio a Roma ci fosse tanta vulnerabilità? Mah, ogni giorno ci credo meno.