DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – Mentre la ministra dei Trasporti è partita per un viaggio ufficiale negli Stati Uniti, i treni in Israele restano fermi a causa di ritardi e interruzioni. La strategia del governo di Benjamin Netanyahu, che ha ordinato l’occupazione della città di Gaza pur negoziando la fine del conflitto, suscita interrogativi. Questo doppio approccio, definito da molti come una contraddizione, evidenzia la capacità del premier, il più longevo della storia israeliana, di mantenere aperte diverse opzioni, riporta Attuale.
L’analista Yonatan Touval, nel corso di un articolo su Time, descrive questa strategia come un “schema perpetuo”, che ha portato a una continua guerra nella Striscia di Gaza. Le operazioni militari si susseguono, distruggendo nuovamente aree già devastate, come dimostrano le attuali manovre dei Carri di Gedeone, ora attivi nei sobborghi di Gaza. Secondo Touval, Netanyahu insiste su condizioni che Hamas non può accettare, e ciò che appare come un’iniziativa verso le trattative è in realtà un tentativo di guadagnare tempo, mascherato da fermezza. Quest’ambiguità, sostengono gli analisti, permette al premier di evitare scelte definitive.
Nel contesto attuale, Netanyahu è sotto processo anche per corruzione, dopo aver accettato omaggi in cambio di favori. Ha accusato i milioni di manifestanti scesi in piazza la settimana scorsa per chiedere un cessate il fuoco, di rappresentare solo una piccola élite della società israeliana. Nonostante ciò, emerge un forte scollamento tra le sue dichiarazioni e la realtà, come dimostrano le reazioni internazionali di fronte ai quasi 63.000 palestinesi uccisi negli ultimi ventidue mesi e alle immagini di bambini in condizioni di grave denutrizione.
Perspectiva limitata del premier
In risposta a una domanda su quando la situazione in Israele fosse stata più difficile, Netanyahu ha dichiarato: “Tante volte”, citando anche il periodo dell’amministrazione Biden. Amit Segal, commentatore vicino alla destra, ha fatto notare che per Netanyahu il contesto globale è circoscritto quasi esclusivamente agli Stati Uniti, ridotto a “un miglio di diametro tra il Campidoglio e la Casa Bianca”.
Pressioni e politica interna
L’ex presidente Donald Trump continua a garantire a Netanyahu libertà d’azione, mentre le pressioni per mettere fine alle ostilità rimangono scarne. Tuttavia, tra i giovani repubblicani iniziano a emergere voci critiche, e ben 27 senatori democratici hanno firmato una lettera per chiedere di fermare l’invio di armi a Israele. Conclude Segal affermando che Netanyahu è convinto che le critiche internazionali e gli appelli per un boicottaggio possano essere superati con una vittoria sul campo: “Basta vincere la guerra”, un concetto che ha perso di significato anche per i vertici militari, impossibilitati a definire obiettivi concreti.