Riflessioni sull’eredità delle Brigate Rosse a quarantotto anni dal caso Moro
Pubblicare il 9 maggio una recensione di Che cosa sono le Br significa leggerlo anche alla luce del corpo di Aldo Moro ritrovato in via Caetani quarantotto anni fa. Non perché il libro di Giovanni Fasanella e Alberto Franceschini sia soltanto sul sequestro e sull’assassinio del presidente della Dc. La sua forza sta nel ricostruire la lunga genealogia delle Brigate rosse: il terreno politico, culturale e umano in cui la lotta armata prese forma, e le zone d’ombra che ne accompagnarono la trasformazione. Proprio quella traiettoria, però, conduce al caso Moro come punto di massima condensazione della tragedia italiana, riporta Attuale.
La nuova edizione per Fuoriscena non è una semplice ristampa del saggio uscito nel 2004 per Rizzoli. Conserva l’asse portante del libro-intervista, il confronto serrato tra Fasanella e Franceschini, fondatore delle Br scomparso l’11 aprile 2025, ma lo inserisce in una cornice più ampia. L’introduzione Franceschini, Torino e io, racconta gli anni nei quali contestazione, militanza e tentazione della violenza si confondevano dentro una stessa atmosfera generazionale. Il promemoria finale sul “contesto fattuale” del caso Moro, firmato da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, dà invece al volume il suo supplemento di attualità: non chiude la vicenda, ma riapre il perimetro delle domande.
Il cuore resta l’intervista. È qui che il libro evita sia il memoriale autoassolutorio sia la requisitoria postuma. Fasanella non lascia Franceschini nel ruolo comodo del testimone. Lo incalza, lo porta sulle contraddizioni, lo costringe a misurarsi con nomi, date, passaggi oscuri, responsabilità. Franceschini non parla da innocente di una storia travisata: parla da uomo interno alla nascita delle Br, e proprio per questo capace di mostrare il salto che separa le Br originarie dalla macchina politico-militare che arriverà al rapimento Moro.
La tesi più interessante è anche la più scomoda. Le Brigate rosse non furono un corpo estraneo calato dall’esterno nella storia repubblicana e della sinistra italiana, ma neanche possono essere spiegate solo come esito lineare della radicalizzazione di una quota minoritaria della sinistra. Fasanella e Franceschini tengono insieme ciò che il dibattito pubblico ha spesso separato: la matrice di sinistra, le fabbriche, i gruppi extraparlamentari, il rapporto difficile e di conflitto con il Pci, ma anche le reti internazionali, la pista francese, Hyperion, Corrado Simioni, il passaggio verso Mario Moretti. Così il caso Moro non appare come un episodio isolato, ma come il punto in cui ideologia, apparati, geopolitica e fragilità dello Stato si toccano.
Moro non è soltanto la vittima più alta delle Br. È l’uomo politico che stava tentando di governare la transizione più delicata della Repubblica: l’ingresso del Pci nell’area della responsabilità nazionale, il superamento controllato della guerra fredda interna, la possibilità di una democrazia italiana meno bloccata. La sua morte non spezzò solo una vita e una famiglia politica. Interruppe una traiettoria. Per questo ogni libro serio sulle Br diventa anche un libro sulla debolezza dello Stato italiano davanti alla prova più estrema.
Il merito della nuova edizione è di non trasformare il mistero in feticcio. Non tutto è complotto, non tutto è eterodirezione, non tutto è riducibile a doppio Stato. Ma non tutto è neppure contenuto nella verità giudiziaria. La responsabilità diretta dei brigatisti resta intatta, ma può essere messa in relazione con il contesto più largo senza essere attenuata. Comprendere non significa assolvere; allargare il quadro non significa cancellare gli assassini.
Il 9 maggio il libro assume così un valore particolare. Ricorda che gli anni di piombo non sono soltanto memoria pubblica, cerimonia civile, deposizione di corone. Sono ancora una domanda sulla qualità della nostra democrazia e sulla capacità delle istituzioni di difendere se stesse senza mentire a se stesse. Fasanella con Franceschini non offre una verità definitiva. Offre qualcosa di forse più utile: un metodo. Tornare ai fatti, interrogare i protagonisti, collegare i frammenti, respingere i dogmi opposti. È per questo che questa nuova edizione arriva nel tempo in cui una memoria nazionale adulta dovrebbe guardare Moro, le Br e la Repubblica senza rimozioni e senza indulgenze.