La Russia non avrebbe bisogno di conquistare la simpatia dei polacchi per indebolire il loro Paese. Secondo Vincent V. Severski, ex ufficiale dell’intelligence polacca, l’obiettivo dei servizi russi sarebbe piuttosto quello di aggravare i conflitti già presenti nella società e trasformare il malcontento in sfiducia verso l’Unione europea e la NATO.
Le dichiarazioni sono state riprese dai media polacchi l’8 ottobre 2026. Severski descrive una strategia che farebbe leva sulle tensioni con l’Ucraina, sulle controversie storiche, sui sentimenti anti-tedeschi e anti-europei e sugli ambienti più inclini alle teorie del complotto. L’accusa riguarda un possibile metodo di influenza: non la costruzione di una maggioranza apertamente filorussa, ma la formazione di un gruppo politicamente attivo, mobilitabile contro le alleanze occidentali e contro l’attuale orientamento europeo di Varsavia.
La sua è una valutazione attribuita a un ex esponente dell’intelligence, non una prova indipendente del coinvolgimento di singole persone o organizzazioni. RMF24 ha riportato le dichiarazioni di Severski, che indicano soprattutto le vulnerabilità su cui, a suo giudizio, Mosca potrebbe tentare di intervenire.
Il passaggio dal malcontento alla sfiducia
Il meccanismo descritto da Severski parte da questioni reali. Il sostegno all’Ucraina può essere contestato per ragioni economiche o sociali; le relazioni con la Germania possono riaprire ferite storiche; l’integrazione europea può essere criticata in nome della sovranità nazionale. Nessuno di questi orientamenti, preso singolarmente, dimostra un’influenza straniera.
Il rischio, nella lettura dell’ex ufficiale, nasce quando controversie diverse vengono collegate e spinte verso una conclusione più ampia: l’idea che l’Unione europea, la NATO, l’Ucraina o gli stessi alleati occidentali rappresentino la principale minaccia agli interessi polacchi. Una disputa circoscritta può così diventare un argomento contro l’intero sistema di alleanze del Paese.
In questo quadro, la polemica sul rapporto con l’Ucraina avrebbe un peso particolare. Le differenze tra polacchi e ucraini su memoria storica, identità nazionale e conseguenze della guerra sono radicate e fanno parte del dibattito pubblico. Secondo Severski, però, i servizi russi potrebbero sfruttarle in modo sistematico, saldandole ad altre insoddisfazioni e orientandole contro la solidarietà occidentale.
La formula del “sovranismo” offrirebbe una cornice politica efficace. La richiesta di prendere le distanze il più possibile da Bruxelles o dall’Alleanza atlantica potrebbe essere presentata come una difesa dell’indipendenza nazionale, senza apparire necessariamente come un avvicinamento geopolitico alla Russia. Più cresce questa visione, maggiore diventa lo spazio per le forze che contestano il corso europeista della Polonia.
Dalla propaganda alle infrastrutture
L’attività attribuita da Severski ai servizi russi non si limiterebbe alla circolazione di messaggi e disinformazione. La ricerca di persone potenzialmente reclutabili per attività di spionaggio, raccolta di informazioni o sabotaggio costituirebbe, secondo la sua valutazione, un altro canale operativo.
Gli ambiti di maggiore interesse sarebbero le strutture militari, le infrastrutture critiche, gli apparati statali e la logistica degli aiuti destinati all’Ucraina. La posizione geografica della Polonia rende questi settori particolarmente sensibili: il Paese è una delle principali vie di transito per il sostegno a Kiev ed è un elemento centrale del fianco orientale della NATO.
L’accesso a dati riservati, la possibilità di osservare i movimenti logistici o la capacità di creare pressioni su strutture strategiche avrebbero conseguenze che andrebbero oltre il singolo sito coinvolto. Tuttavia, nelle informazioni disponibili non vengono indicati reclutamenti concreti, operazioni di sabotaggio specifiche né infrastrutture danneggiate.
La minaccia descritta è quindi quella di un possibile intreccio tra raccolta di informazioni, tentativi di disturbo e polarizzazione politica. Un ambiente sociale fortemente diviso può rendere più difficile riconoscere i segnali di un’operazione, screditare gli avvertimenti delle autorità e trasformare le misure di sicurezza in un ulteriore motivo di conflitto.
Il confine difficile tra critica e manipolazione
Le discussioni polacche su Ucraina, Germania, memoria storica, immigrazione, integrazione europea e sovranità non sono invenzioni straniere. Nascono da interessi diversi, esperienze storiche e scelte politiche controverse. Proprio per questo, però, possono offrire un terreno fertile a chi vuole esasperarle: una frattura autentica è più credibile di una propaganda costruita da zero.
La distinzione è essenziale. Considerare ogni critica a Kiev, all’Unione europea o alla NATO come il risultato di un’operazione russa finirebbe per colpire il normale confronto democratico. Ignorare invece la possibilità che un servizio straniero sfrutti quelle critiche lascerebbe scoperto un punto vulnerabile.
La valutazione di Severski si concentra proprio su questa zona intermedia: il momento in cui una controversia concreta viene deliberatamente inasprita, collegata ad altri conflitti e trasformata in sfiducia verso gli alleati della Polonia. Il risultato non sarebbe necessariamente una società favorevole a Mosca, ma una società abbastanza diffidente da considerare l’Occidente un problema più urgente della pressione russa.
La questione aperta riguarda la capacità di questa strategia di produrre un orientamento politico stabile. Il suo esito dipenderebbe non solo dalle risorse dei servizi russi, ma anche dalla solidità delle istituzioni polacche, dalla responsabilità di partiti e media e dalla capacità dell’opinione pubblica di distinguere tra dissenso legittimo e campagne costruite per spezzare i legami esterni del Paese.