Il Consiglio dell’Unione Europea approva una riforma delle politiche migratorie controversa
Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato lunedì una proposta di modifica delle politiche migratorie e del sistema d’asilo, che riduce i diritti delle persone migranti e richiedenti asilo e amplia i poteri di espulsione e rimpatrio dei governi, suscitando forti critiche da parte di ong e organizzazioni per i diritti umani, riporta Attuale.
La riforma, che deve ancora essere discussa e approvata dal Parlamento Europeo, prevede un iter di approvazione senza ostacoli significativi, con possibilità di entrata in vigore entro giugno 2026. Tra le misure, vi è l’attivazione completa dei centri per migranti in Albania, rimasti per lo più inattuati e in difficoltà dalla loro apertura.
Composta da tre documenti, la proposta modifica i regolamenti europei sull’immigrazione e formalizza la creazione di centri per il rimpatrio in paesi esterni all’Unione Europea, dove i migranti a cui è già stata rifiutata la domanda d’asilo potranno essere trasferiti. Tali centri potrebbero operare come centri di transito o destinazione finale a seconda dell’accettazione da parte del paese terzo.
In Italia, il governo sta cercando di utilizzare il centro di Gjader in Albania come un CPR (centro di permanenza per il rimpatrio), ma ha affrontato difficoltà legali. La riforma comprende anche la creazione di centri in paesi terzi «sicuri» per la detenzione dei migranti in attesa dell’esame della loro richiesta d’asilo, un piano inizialmente perseguito dal governo di Giorgia Meloni.
Inoltre, è stata approvata una lista di «paesi di origine sicuri», che include Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. I migranti provenienti da questi paesi avranno richieste d’asilo esaminate con procedure accelerate, che possono svolgersi anche al di fuori del territorio dell’Unione Europea.
Il Consiglio sta cercando di rimuovere le barriere legali per consentire all’Italia di attuare piani di cerchi in Albania, aprendo la strada ad altre nazioni europee, come i Paesi Bassi, che hanno già firmato accordi per l’accoglienza di migranti in attesa di espulsione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito la proposta come una «svolta» attesa, tuttavia, permangono dubbi sulla sufficienza delle misure adottate e sulla legittimità della lista dei paesi di origine sicuri, già oggetto di discussioni presso la Corte di Giustizia europea.
Le nuove misure includono anche misure più severe per le persone irregolari in Europa, con possibilità di incarcerazione e senza diritto automatico di permanenza durante i ricorsi contro i rifiuti della domanda d’asilo. Inoltre, un «meccanismo di solidarietà» consentirebbe ai paesi che non vogliono accogliere migranti di versare contributi a nazioni come Italia, Spagna, Grecia e Cipro, con un budget previsto di 420 milioni di euro per il 2026.
La proposta, sostenuta dal governo danese, mira a una gestione più rigorosa delle migrazioni, riflettendo il crescente indurimento delle politiche migratorie in tutta Europa, soprattutto in risposta all’ascesa dell’estrema destra. Amnesty International ha denunciato il piano, paragonandolo a politiche disumane di detenzione e deportazione.