Situazione umanitaria in Ucraina: il 2025 segna un anno tragico per i civili
Il 2025 è stato, secondo la Missione di Monitoraggio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite in Ucraina, l’anno più letale per i civili dall’inizio dell’invasione su larga scala: più di 2.500 persone sono state uccise e oltre 12.000 ferite. Il paradosso è che, mentre la guerra resta quotidiana per chi la vive, la percezione all’estero è che se ne parli meno e che quindi la situazione si sia “normalizzata”. Non è così: gli attacchi continuano, e l’impatto umanitario resta enorme, riporta Attuale.
Elisabeth Arnsdorf Haslund, portavoce di Unhcr in Ucraina, sottolinea che nel solo 2025 ci sono stati appena quattro giorni senza attacchi sul territorio ucraino, evidenziando la continuità del conflitto. Questo non ha smesso di produrre vittime e danni, aggravati da tre fattori principali: i bombardamenti costanti, la campagna di attacchi mirati contro le infrastrutture energetiche, e un inverno eccezionalmente rigido. La combinazione di guerra, blackout e freddo estremo colpisce in particolare le persone più vulnerabili, come gli anziani e le famiglie con bambini piccoli.
Quasi 10 milioni di ucraini sono attualmente in una situazione di sfollamento forzato, con circa 3,7 milioni di sfollati interni e 5,9 milioni in cerca di rifugio all’estero. Oltre 10,8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e circa il 71% degli sfollati interni vive lontano da casa da più di due anni, con molti costretti a spostarsi più volte.
Il profilo degli sfollati interni si è evoluto: sempre più spesso provengono dalle aree di prima linea, come le regioni di Donetsk e Kharkiv, dove i combattimenti intensi costringono le autorità locali a emettere ordini di evacuazione. Nel 2025, quasi 90.000 persone sono transitate nei centri di transito sostenuti dall’Unhcr, utilizzati come hub umanitari per offrire supporto temporaneo.
Il desiderio di restare in Ucraina è forte: il 61% dei rifugiati ucraini desidera tornare a casa un giorno, sebbene ci siano incertezze significative riguardo alla sicurezza e alla ricostruzione delle comunità. Nel frattempo, la crisi energetica e i problemi di povertà stanno alimentando le fughe verso l’estero, poiché le attuali condizioni di vita sono insostenibili.
Infine, la questione della salute mentale e dei rischi di protezione per gli sfollati è allarmante; oltre il 42% degli intervistati riporta problemi di salute mentale. L’UNHCR sta fornendo supporto psicosociale a quasi 325.000 persone, evidenziando la necessità di un’assistenza mirata sia in termini di emergenza che di ricostruzione sociale e fisica, in un contesto di conflitto prolungato.