Strategie russe nel Donbass: la guerra in evoluzione
Una manciata di chilometri di avanzamento per piccoli gruppi di soldati e pattuglie nascoste trasformano il conflitto nel Donbass. Droni e unità di fanteria prendono il sopravvento, mentre la guerra si distacca dalle trincee tradizionali. Un ufficiale ucraino, operante nell’area di Chasiv Yar, riferisce che «non si combatte più soltanto dalle trincee» e che ora domina una nuova strategia basata su iniziative individuali e nuove tecnologie, riporta Attuale.
Le forze russe avrebbero lanciato un’offensiva il 4 agosto, ma secondo il generale Oleksandr Syrsky, capo di Stato maggiore ucraino, questa sarebbe stata respinta. Syrsky dichiara che i rinforzi nella zona tra Pokrovsk e Dobropillya hanno fermato le infiltrazioni nemiche. Le perdite russe, stando alle stime ucraine, ammonterebbero a oltre 1.000 uomini in due settimane, inclusi 206 solo negli ultimi tre giorni. Le perdite ucraine rimangono incerte, ma si prevede che siano altrettanto ingenti.
Le nuove manovre russe meritano attenzione. I comandanti russi hanno imparato dagli errori iniziali e mostrano maggiore agilità e innovazione. «I droni di nuovo modello, costruiti con componenti elettroniche cinesi, creano enormi problemi», afferma Mykhailo Kmytiuk, comandante di un battaglione sul fronte di Zaporizhzhia. I commando russi, composti da un numero ristretto di soldati, hanno iniziato a infiltrarsi nelle retrovie ucraine.
La strategia di Putin punta ad approfittare dell’ultimo periodo prima delle piogge per conquistare il massimo territorio possibile, confidando che questa occupazione rimarrà in caso di un’eventuale tregua. Nel frattempo, i bombardamenti si intensificano. L’aviazione ucraina riporta di aver subito un attacco notturno con 577 droni e circa 50 missili su almeno 11 località, tra cui Leopoli e Odessa. Anche una compagnia civile americana è stata colpita nei Carpazi. President Zelensky osserva che «i russi non vogliono finire questa guerra» e sottolinea che i segnali in arrivo dalla Russia sono «indecenti, non vogliono la pace».