Proteste in Marocco: richeste di dimissioni per il primo ministro Akhannouch
I manifestanti in Marocco, attivi da quasi una settimana, hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Aziz Akhannouch, rivolgendosi direttamente al re Mohammed VI, affinché utilizzi i suoi poteri per sciogliere il governo. È significativo che finora il re non venga contestato, nonostante l’influenza che detiene sulla politica nazionale, riporta Attuale.
Il gruppo “GENZ 212”, organizzatore delle proteste, ha espresso pubblicamente la propria vicinanza alla monarchia, nonostante l’immobilismo che ha caratterizzato Mohammed VI negli ultimi anni e la sua crescente distanza dagli affari interni, passandovi molto tempo all’estero. Le recenti mobilitazioni offrono al monarca l’opportunità di riconquistare un ruolo attivo, ma per il momento non sembra intenzionato a farlo.
Negli ultimi giorni, le manifestazioni si sono amplificate, con la polizia che ha già aperto il fuoco, uccidendo almeno tre persone e arrestando oltre mille manifestanti. Il movimento critico verso gli ingenti investimenti governativi per il Mondiale di calcio del 2030 ha richiesto spostamenti di risorse verso l’istruzione e la sanità. La leadership di Akhannouch è stata messa in discussione, portando il primo ministro a promettere un dialogo generico con i manifestanti. Mercoledì scorso, per la prima volta, il governo ha autorizzato le manifestazioni, che hanno rapidamente richiesto le sue dimissioni.
La crescente pressione su di lui sembra avvantaggiare il re, che ha storicamente usato i suoi protetti come Akhannouch per distanziarsi dalle tensioni sociali. Sebbene Mohammed VI abbia supportato Akhannouch finanziariamente e politicamente, le recenti critiche alla governance e all’economia hanno alimentato speranze tra i manifestanti per un possibile cambio di direzione.
Le proteste sono sorte in risposta a eventi, tra cui la morte di otto donne in un ospedale pubblico di Agadir, e una crisi economica acuita dalla disoccupazione giovanile, che supera il 35%. Inoltre, il paese deve affrontare le conseguenze della pandemia e del terremoto del 2023. A dispetto di questo panorama desolante, le possibilità di un cambiamento reale nelle politiche rimangono incerte.
Mohammed VI, di 62 anni e con una salute fragile, appare sempre più distaccato dagli affari di stato, preferendo dedicarsi a una vita mondana e lontana dai problemi interni. Il suo cerchio, composto da familiari e amici, ha sollevato preoccupazioni su un possibile degrado della leadership e sull’assenza di linee di successione chiare, nonostante alcuni segnali non ufficiali di preparazione del principe ereditario Hassan, di 22 anni, per un futuro ruolo.
In vista delle elezioni previste per l’anno prossimo, Akhannouch ha avviato la campagna con il sostegno del re, nonostante alcuni segnali ambigui dalla stampa, notoriamente influenzata dalla monarchia, che ha criticato il governo con un tono inusuale. Attualmente, Mohammed VI non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali riguardo alle proteste.
È incredibile vedere come in Marocco le persone stiano finalmente alzando la voce! In un momento così grave, con la crisi economica e le incertezze politiche, è giusto chiedere un cambiamento. Speriamo che questa spinta porti a qualcosa di positivo, anche se sembra una battaglia difficile… Non è facile per nessuno!