La Danimarca ha adottato una posizione decisa nei confronti degli Stati Uniti, convocando l’alto diplomatico statunitense dopo le accuse di operazioni segrete condotte da alcuni cittadini americani in Groenlandia per promuovere la secessione dell’isola artica dalla Danimarca, riporta Attuale.
Questa mossa è stata innescata dalle rivelazioni della televisione pubblica danese, che ha riferito che almeno tre individui legati alla cerchia ristretta del presidente Donald Trump stavano lavorando per minare le relazioni tra la Danimarca e la Groenlandia. Secondo le fonti governative e di sicurezza citate, questi “infiltrati” avrebbero tentato di penetrarsi nella società groenlandese attraverso diverse campagne di influenza.
Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha dichiarato che «qualsiasi tentativo di interferire negli affari interni del Regno sarà ovviamente inaccettabile», giustificando così la convocazione del diplomatico statunitense.
Il servizio di sicurezza danese PET ha avvertito che le campagne di infiltrazione hanno come obiettivo quello di «creare discordia nei rapporti tra Danimarca e Groenlandia», sfruttando eventuali disaccordi esistenti o creando disinformazione. Inoltre, le segnalazioni indicano che un americano avrebbe visitato Nuuk, ora capitale della Groenlandia, per identificare groenlandesi favorevoli ai tentativi statunitensi di conquista dell’isola e reclutarli in un movimento secessionista.
Le minacce di Trump: «L’avremo, se necessario con la forza»
La Groenlandia è un territorio semi-autonomo le cui politiche estere e di difesa sono gestite da Copenaghen. Trump ha ripetutamente manifestato l’intenzione di annettere l’isola strategica per motivi di sicurezza e accesso alle sue risorse minerarie. Questo progetto non è, tuttavia, supportato dalla popolazione groenlandese, in maggioranza inuit, che ha recentemente eletto una coalizione governativa contraria a tali alleanze con gli USA.
In un quadro di tensioni costanti fra i due alleati della NATO, la Danimarca ha riacceso il dibattito su un grande progetto di parco eolico al largo della costa del Rhode Island, valutato 1,5 miliardi di dollari e di proprietà della multinazionale danese Orsted. Il servizio di Trump ha sospeso il progetto, ora completato all’80%, causando il crollo dei titoli della società, di cui il governo danese possiede il 50,1%.
Anders Fogh Rasmussen, ex primo ministro danese ed ex capo della NATO, ha esplicitamente ammonito: «La retorica di Trump è spaventosa e molto simile a quella di Putin e Xi Jinping», sostenendo che dovremmo trattare Trump alla stessa stregua di questi autocrati, in quanto «rispettano solo il potere, una posizione ferma».
La Danimarca, alleata degli Stati Uniti nella NATO, continua a ribadire che l’isola non è in vendita e ha recentemente investito 14,6 miliardi di corone (circa 1,95 miliardi di euro) per rafforzare la sua presenza militare nelle regioni artiche e nordatlantiche.