Le principali basi americane in Italia e il loro possibile ruolo nel conflitto iraniano

06.03.2026 02:45
Le principali basi americane in Italia e il loro possibile ruolo nel conflitto iraniano

Le basi americane in Italia pronte a supportare il conflitto in Iran

Roma, 6 marzo 2026 – L’attenzione di questi giorni di fuoco e fiamme su Iran e dintorni, nel dibattito italiano ed europeo si sta spostando anche su un ipotetico utilizzo delle basi americane per supportare il conflitto. Molti Paesi mantengono un atteggiamento attendista, tra silenzio, valutazioni, controllo della situazione; la Spagna ha pronunciato un no secco. Il generale Giorgio Battisti, ufficiale di lungo corso degli alpini e analista membro del Club Atlantico, vanta una solida esperienza internazionale per aver comandato la missione Isaf in Afghanistan e il Corpo d’armata di reazione rapida della Nato, riporta Attuale.

Generale, quali sono le principali basi americane in Italia che tecnicamente potrebbero fornire supporto alle operazioni in Iran?

“Sicuramente la base di Aviano in Friuli che dispone di aerei da caccia F16, intercettori, aerei radar e da trasporto, poi Sigonella in Sicilia, altro scalo militare, utilizzato soprattutto per l’attività di droni e aerei da ricognizione, supporto logistico alla Sesta flotta Usa. Poi ci sono Ghedi in Lombardia, i porti di Gaeta e Napoli, Camp Darby, a Pisa, area logistica per deposito di materiali, mezzi, munizionamento con ingresso diretto da mare, Ederle a Vicenza dove è di stanza la 178esima brigata paracadutisti, il Muos di Niscemi snodo satellitare per le telecomunicazioni militari.”

Come possono essere utilizzate le basi per il conflitto iraniano?

“Sono in grado di sviluppare un’attività intensa. Certamente Sigonella per l’operatività dei droni e degli aerei da ricognizione, per il transito di rifornimenti, munizionamento, mezzi. Da Aviano possono decollare i velivoli da combattimento, Camp Darby può essere utile per lo smistamento e l’invio di materiali.”

Il coinvolgimento delle basi Usa come può essere attivato?

“Serve un passaggio attraverso il governo e il Parlamento, oltre che dai comandi militari. Poi l’attività quotidiana si basa su accordi tra la Nato e l’Italia, come per altri Paesi membri, e accordi bilaterali firmati tra Italia e Stati Uniti, rinnovati nel 1995.”

La giurisdizione a chi spetta?

“Sono strutture militari Usa con giurisdizione italiana in coabitazione con le nostre Forze armate che ne hanno la responsabilità. Attualmente l’Italia ospita poco più di 30mila uomini.”

Dare l’ok all’utilizzo delle basi significa essere coinvolti nel conflitto?

“Dipende dalle interpretazioni. L’Iran ha già dichiarato che i Paesi che offrono appoggio indiretto agli Usa diventano obiettivi.”

Ci sono precedenti?

“Con aspetti diversi. Governo e Parlamento nel 2003 durante la seconda Guerra del Golfo condotta dagli Usa dettero semaforo verde all’invio verso Erbil, in Iraq, dei paracadutisti della 178 esima Brigata da Ederle. Era una missione non Nato. Nel 1999 L’Italia concesse le basi per i bombardamenti in Kosovo nell’operazione Allied Force dell’Alleanza a cui prese parte direttamente, idem nel 2011 in Libia.”

La Nato che margine di manovra ha in questo frangente?

“La Turchia, verso la cui base Usa era diretto il missile intercettato, è un Paese dell’Alleanza. Può invocare l’articolo 5, il quale prevede che su richiesta dell’aggredito gli altri membri possano intervenire per difenderlo. Ma per ora non lo ha fatto. Certamente le navi e gli aerei, compresi quelli italiani, che stanno monitorando la situazione con compiti di controllo hanno un coordinamento Nato.”

A Cipro come la mettiamo?

“Lì è stata colpita da un drone una base britannica. Se, come pare, Spagna, Italia e Paesi Bassi hanno annunciato assistenza insieme alla Francia, che ha già inviato la portaerei nucleare nel Mediterraneo, non significa appoggiare il conflitto.”

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