Continua la crisi a Gaza e l’Europa propone sanzioni contro Israele
La fuga disperata di migliaia di palestinesi da Gaza continua, mentre le operazioni militari israeliane provocano un ulteriore incremento del numero delle vittime. In questo contesto, l’Unione Europea sta cercando di prendere una posizione, mentre nelle strade europee aumentano le manifestazioni e le proteste, riporta Attuale.
Finora, l’Unione Europea ha presentato scarse iniziative concrete, ma per la prima volta, la Commissione Europea ha ufficialmente proposto agli Stati membri una serie di misure. Alcuni provvedimenti potrebbero essere adottati con una maggioranza qualificata, altri all’unanimità, mentre alcuni sono già in vigore.
Misure già adottate dalla Commissione Europea
- Interruzione di circa venti milioni di euro in contratti di sostegno bilaterale.
- Rimangono intatti i fondi contro l’antisemitismo, per Yad Vashem, il museo della Shoah, e per associazioni che promuovono la pace.
Misure da decidere a maggioranza qualificata
- È prevista la sospensione parziale delle disposizioni commerciali stabilite dall’accordo di associazione UE-Israele, in particolare per quelle che prevedono trattamenti di favore a livello di dazi. Circa il 37% dei prodotti israeliani, soprattutto agricoli, che godevano di zero dazi, ora dovranno rispettare il principio “della nazione più favorita”.
Misure da decidere all’unanimità
- Sanzioni a due ministri estremisti, Bezalel Smotrich alle Finanze e Itamar Ben-Gvir alla Sicurezza nazionale. Le misure previste includono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nell’UE.
- Sanzioni contro tre coloni violenti e sei organizzazioni a loro collegate.
- Sanzioni a 10 membri del gruppo direttivo di Hamas, ritenuti responsabili di attacchi terroristici, distribuiti tra Gaza, Cisgiordania e Paesi terzi.
Prospettive sui provvedimenti
È molto probabile che le sanzioni non vengano adottate, dato che l’unanimità non sarà mai raggiunta, con vari Stati contrari, inclusi Ungheria e Germania.
Per quanto riguarda i provvedimenti da decidere a maggioranza qualificata, ci sono maggiori possibilità, ma sarà necessario il consenso di 15 Paesi che rappresentino il 65% della popolazione europea.
Stati contrari alle sanzioni
Tra i principali oppositori si annoverano Germania, Italia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Bulgaria.
Posizione dell’Italia
Non è ancora chiara. Il governo italiano si è espresso favorevolmente su alcune sanzioni (che tuttavia non passeranno) e non ha ancora rilasciato commenti riguardo la parte commerciale.
Ieri, Giorgia Meloni ha dichiarato: «La reazione sproporzionata di Israele al 7 ottobre sta provocando un numero inaccettabile di vittime civili. Un quadro che non può che peggiorare dalla scelta di occupare Gaza City, scelta che l’Italia non può condividere. Ma la responsabilità resta di Hamas, che non sta liberando gli ostaggi.»
Reazione di Israele
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha definito le raccomandazioni della Commissione Europea come “perversioni morali e politiche” e ha minacciato: «Qualsiasi azione contro Israele riceverà una risposta adeguata.»
Chiarimenti sulle misure proposte
Non si prevede un divieto per il commercio o la vendita di armi, in quanto le relazioni commerciali rimangono confermate. L’Europa è il principale partner commerciale di Israele, con esportazioni pari a 26,7 miliardi e importazioni per 15,9 miliardi.
Inoltre, non ci sarà interruzione per la compravendita di armi, che non è soggetta a dazi.
Motivi delle sanzioni contro due ministri
Uno dei due ministri, Bezalel Smotrich, ha recentemente affermato: «Gaza è una bonanza, una miniera d’oro immobiliare. Abbiamo già avviato negoziati con gli americani per la spartizione. Dobbiamo vedere come distribuiremo il terreno in percentuale.»
Lunedì, Netanyahu incontrerà Trump alla Casa Bianca.