Le telefonate compromettenti: Lavrov e il ministro ungherese nella rete delle pressioni russe

31.03.2026 13:05
Le telefonate compromettenti: Lavrov e il ministro ungherese nella rete delle pressioni russe
Le telefonate compromettenti: Lavrov e il ministro ungherese nella rete delle pressioni russe

Intercettazioni rivelano il lobbying di Mosca nell’Unione Europea

Una serie di conversazioni telefoniche intercettate tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il suo omologo ungherese Péter Szijjarto getta una luce inquietante sui metodi di pressione di Mosca all’interno dell’Unione Europea. Le registrazioni, risalenti al periodo 2024-2025, mostrano come il capo della diplomazia russa abbia personalmente sollecitato l’intervento di Budapest per rimuovere sanzioni europee contro familiari dell’oligarca Alisher Usmanov, amico personale di Lavrov, oltre a cercare di influenzare più ampie politiche comunitarie.

Il dialogo più significativo avvenne il 30 agosto 2024, appena un’ora dopo il ritorno di Szijjarto da un viaggio a San Pietroburgo. Lavrov chiamò il collega ungherese dichiarando apertamente: “La chiamo su richiesta di Alisher, e lui mi ha appena chiesto di ricordarle che si sta occupando della questione di sua sorella”. Szijjarto rispose immediatamente riconoscendo il riferimento a Gulbahor Ismailova, una delle due sorelle di Usmanov, assicurando che Ungheria e Slovacchia avrebbero presentato una proposta formale per la sua rimozione dalla lista sanzionatoria dell’UE.

La macchina delle pressioni per gli interessi oligarchici

La richiesta di Lavrov non era un caso isolato ma parte di uno schema consolidato. Entrambe le sorelle di Usmanov erano sotto sanzioni di Regno Unito, Stati Uniti, Ucraina ed Estonia. Tuttavia, alla seconda sorella, Saodat Narzieva, era già riuscito ottenere la rimozione dalla lista UE in soli cinque mesi, entro settembre 2022. Szijjarto mantenne la parola data a Lavrov: durante la riunione per il rinnovo delle sanzioni, Ungheria e Slovacchia minacciarono di bloccare l’intero pacchetto a meno che non venissero esclusi alcuni nominativi, tra cui proprio Ismailova. Le sanzioni europee contro di lei furono effettivamente revocate nel marzo 2025, anche se l’Estonia reagì immediatamente reinserendola nella propria lista nazionale.

Oltre alla questione personale, la conversazione rivelò il disprezzo condiviso dei due ministri verso le istituzioni europee. Lavrov definì l’allora Alto rappresentante UE per gli Affari esteri, Josep Borrell, la sua “più grande delusione”, mentre Szijjarto lo liquidò sprezzantemente come “il Biden europeo”. Secondo Lavrov, Borrell era stato molto più “ragionevole” quando rappresentava esclusivamente gli interessi della Spagna come ministro degli Esteri nazionale, prima di assumere un ruolo comunitario che gli impone di anteporre gli interessi collettivi dell’Unione.

Il flusso costante di informazioni confidenziali

Le intercettazioni mostrano che Szijjarto andava ben oltre il semplice esaudire richieste specifiche, trasformandosi in una fonte regolare di informazioni riservate per Mosca. Nella stessa chiamata del 30 agosto, immediatamente dopo aver discusso del caso Usmanov, il ministro ungherese rivelò a Lavrov i dettagli di una riunione del Consiglio Affari esteri dell’UE tenutasi il giorno precedente.

Szijjarto raccontò con tono critico l’intervento del ministro lituano Gabrielius Landsbergis, che aveva accusato la Russia di finanziare la guerra in Ucraina con i profitti derivanti dalla vendita di gas e petrolio agli acquirenti europei. “Ho detto: amico mio, ti sbagli, perché gli europei contribuiscono molto di più… Il gas e il petrolio russi non li comprano solo slovacchi e noi, ma tutti voi che li acquistate attraverso India e Kazakistan”, riferì Szijjarto a Lavrov. Landsbergis, interpellato successivamente, ha confermato l’autenticità dello scambio, aggiungendo che “sembra che Putin abbia avuto, e abbia ancora, una talpa in tutti gli incontri ufficiali europei e NATO”.

Il sabotaggio sistematico delle sanzioni comunitarie

Un’altra conversazione intercettata, questa volta tra Szijjarto e il vice ministro dell’Energia russo Pavel Sorokin il 30 giugno 2025, rivela la profondità della cooperazione. Il ministro ungherese si lamentò con l’alto funzionario russo perché l’UE si era rifiutata di mostrargli documenti relativi alle sanzioni proposte contro la società 2Rivers, con sede a Dubai e coinvolta nel commercio di petrolio russo. “Perché dicono di non vedere evidenti interessi ungheresi, quindi l’Ungheria non può legalmente chiedere la loro esclusione dalla lista”, spiegò Szijjarto.

La società 2Rivers, precedentemente nota come Coral Energy, era considerata dalla UE un attore chiave nella vendita di petrolio russo attraverso una flotta ombra di navi cisterna, mascherando l’origine del greggio dalla società statale russa Rosneft. Nel dicembre 2024 il Regno Unito aveva già sanzionato 2Rivers e la sua rete commerciale. Szijjarto informò Sorokin che Ungheria e Slovacchia stavano ritardando l’adozione del diciottesimo pacchetto di sanzioni UE, in attesa che l’Unione concedesse loro “un’eccezione” per continuare ad acquistare gas e petrolio russi.

Ma il ruolo di Szijjarto era ancor più attivo: “Sto facendo del mio meglio perché ciò accada di nuovo. Il fatto è che ho già escluso 72 organizzazioni dalla lista, che originariamente ne contava 128. Cerco di continuare, ma devo dire che è nell’interesse dell’Ungheria”, dichiarò al vice ministro russo. Chiese poi esplicitamente assistenza per identificare “conseguenze dirette e negative per l’Ungheria”, spiegando che tali argomentazioni gli avrebbero fornito “opportunità completamente diverse” per opporsi alle sanzioni.

La conversazione toccò anche le banche russe prese di mira dal pacchetto di sanzioni. Szijjarto chiese a Sorokin i nomi delle istituzioni finanziarie a rischio, assicurando: “Condivida con me i nomi di queste banche, potrò verificare se sono in lista o meno, controllerò le basi legali, e poi farò tutto il possibile”. Rivelò inoltre di essere già riuscito a far escludere dalla lista la Banca di San Pietroburgo e un’altra banca collegata al progetto “Paks”.

Dopo settimane di ritardi causati da Ungheria e Slovacchia, l’Unione Europea approvò finalmente il diciottesimo pacchetto di sanzioni il 18 luglio 2025, includendo misure contro 2Rivers che ne avviarono lo smantellamento. Resta difficile quantificare quanto sia stato ridotto l’impatto complessivo delle sanzioni grazie alle azioni di Szijjarto. Tuttavia, le intercettazioni lasciano pochi dubbi: un membro dell’UE ha agito sistematicamente come canale di informazioni e agente di influenza per una potenza esterna impegnata in un conflitto armato, sollevando seri interrogativi sulla coesione e sicurezza europea.

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