Legge elettorale: proposta “mista” al vaglio, il futuro della stabilità governativa incerto

02.03.2026 09:35
Legge elettorale: proposta “mista” al vaglio, il futuro della stabilità governativa incerto

Nuova proposta di legge elettorale in Italia: verso un sistema più stabile

Roma, 2 marzo 2026 – La proposta di legge elettorale presentata dai partiti di maggioranza, con la prima firma di Malan, mira a garantire un pluralismo partitico misurato attraverso il sistema proporzionale e a promuovere una maggiore stabilità governativa con l’assegnazione di un premio di maggioranza. Il 17,5% dei seggi sarà riservato al partito o alla coalizione che otterrà la maggioranza dei voti, a condizione che questa riceva almeno il 40% dei consensi. Nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga tale soglia al primo turno, si procederà a un ballottaggio tra le due più votate, a patto che entrambe ottengano almeno il 35% dei voti. L’assegnazione del premio di maggioranza è considerata improbabile, dato che le condizioni per il suo mancato conferimento si sono verificate solo nel 2018. Inoltre, la proposta stabilisce un limite massimo per il premio, fissando a 230 seggi alla Camera e 114 al Senato il numero massimo di seggi che la coalizione vincente può ottenere, escludendo quelli attribuiti nelle circoscrizioni exteriori, riporta Attuale.

Dal grafico emerge chiaramente che, dall’ottobre 2022 alla fine del 2024, le intenzioni di voto per l’aggregato del centrosinistra erano superiori rispetto ai partiti di centrodestra. Tuttavia, la differenza si è assottigliata quando i gruppi del centrosinistra, inclusi i 5 Stelle, hanno cominciato a stabilizzare accordi di coalizione per le elezioni comunali e regionali. Questo processo ha portato a una perdita di alcuni elettori, ma ha dimostrato la loro competitività. Pertanto, l’esito delle prossime elezioni politiche rimane incerto, rendendo difficile prevedere chi beneficerà del premio di maggioranza.

È possibile analizzare quanti seggi potrebbero essere assegnati alla coalizione vincente a seconda della percentuale di voti ricevuti al primo turno. Questa analisi dipende anche dalla proporzione di voti espressi per partiti che non superano la soglia di sbarramento del 3%. Di conseguenza, sono stati presentati tre scenari con percentuali di voti “sprecati” pari al 9%, 6% e 3% rispettivamente.

Se la coalizione più votata vince al secondo turno avendo ottenuto tra il 36% e il 38% dei voti al primo turno, potrebbe non raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Tuttavia, tale scenario è considerato poco probabile e, se dovesse verificarsi, potrebbero emergere “terze forze” in parlamento che potrebbero essere necessarie per ampliare la base parlamentare del governo. Qualora la coalizione vincente superasse il 46% dei voti, potrebbe arrivare a ottenere tra il 58% e il 59% dei seggi, permettendo così di eleggere il presidente della Repubblica senza cercare alleanze con l’opposizione.

Nonostante queste problematiche, il progetto rispecchia linee di politica istituzionale condivise da entrambe le grandi coalizioni; le soglie stabilite sembrano compatibili con le indicazioni della Corte; e il processo di nomina del “presidente del Consiglio” da parte di ciascuna coalizione rispetta le prerogative del Capo dello Stato. Inoltre, i leader dei due campi politici si dichiarano reciprocamente alternativi, ciò implica un interesse comune nel ridurre il rischio di pareggi e di stallo, che sono molto probabili con la legge elettorale attualmente in vigore.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere