L’Egitto addestra diecimila uomini per controllare Gaza nel dopo guerra

29.08.2025 00:55
L'Egitto addestra diecimila uomini per controllare Gaza nel dopo guerra

Gaza: Si Aggrava la Crisi Umanitaria tra Ordini di Evacuazione e Scarsità di Cibo

Il milione e duecentomila abitanti di Gaza si trovano a fronteggiare una crisi umanitaria senza precedenti, costretti a evacuare in un’area limitata dove già sono accampati altri rifugiati. Le mappe diffuse dall’esercito indicano solo sette metri quadrati a disposizione per ogni persona, secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, evidenziando come la situazione non possa che peggiorare a causa dell’ennesima deportazione interna che colpisce una popolazione già provata, riporta Attuale.

Per far fronte all’emergenza alimentare, i portavoce militari comunicano la costruzione di due nuovi centri di distribuzione cibo, la cui gestione resterà però nelle mani della Gaza Humanitarian Foundation, un ente americano poco esperto nelle operazioni umanitarie. In totale, i punti di distribuzione diventano sei. La direttrice del Programma mondiale alimentare, Cindy McCain, avverte: “La situazione è alla rottura”, esortando il governo israeliano a riaprire i 200 centri per il cibo precedentemente attivati dalle Nazioni Unite e da altre ONG. Al contempo, le associazioni per i diritti umani denunciano casi di palestinesi rapiti dalle forze israeliane nelle vicinanze di queste aree, senza che le loro famiglie abbiano più notizie.

Mentre il presidente Donald Trump discute le prospettive post-belliche e il futuro di Gaza con i suoi consiglieri, si apprende dai media che i generali egiziani stanno addestrando 10 mila soldati, inclusi membri dell’Autorità nazionale palestinese e uomini del Fatah, per prendere il controllo della situazione. Anche un contingente di forze arabe è previsto. Nel frattempo, Netanyahu si oppone a qualsiasi presenza dell’Autorità dopo la fine del conflitto. I piani americani, orchestrati da Jared Kushner e Tony Blair, consistono nello sviluppo commerciale di 363 chilometri quadrati attraverso la costruzione di centri commerciali e residenziali lungo la costa.

I mediatori egiziani e qatarioti sollecitano la comunità internazionale a esercitare pressioni su Netanyahu, accusato di ostacolare un possibile cessate il fuoco. Hamas ha accettato una proposta di tregua di 60 giorni in cambio della liberazione di 10 ostaggi, di cui 10 sono ancora vivi a Gaza e altri trenta sono morti in cattività. Dall’altro lato, il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, cerca di soffocare le manifestazioni quotidiane dei familiari degli ostaggi, chiedendo di vietare i cortei che bloccano le strade principali, dove si sono tenute le proteste in questi mesi.

La guerra continua per Netanyahu su diversi fronti. Le forze aeree e speciali israeliane hanno recentemente attaccato a sud di Damasco un centro di intelligence che, secondo le fonti, sarebbe stato stabilito dai turchi anni fa. Dopo un attacco con droni provenienti dallo Yemen, i jet israeliani hanno bombardato un complesso a Sana’a, dove si riteneva si trovassero i vertici militari degli Houthi, riuniti per ascoltare un discorso del loro presidente.

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