Il generale Bellini riflette sulla cattura durante l’Operazione Desert Storm
Il generale in congedo Gianmarco Bellini, pilota del Tornado abbattuto in Iraq nel 1991, esprime preoccupazione per il pilota statunitense disperso dopo il recente abbattimento di un F-15 in Iran. “È una situazione angosciante, ma la speranza è che il pilota sia riuscito a nascondersi”, riporta Attuale.
Bellini, 68 anni, era il comandante di uno dei Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana coinvolti nella prima missione di volo dell’Operazione Desert Storm. Durante quella missione, il suo aereo fu abbattuto insieme al navigatore Maurizio Cocciolone. Entrambi furono catturati e liberati dopo tre mesi, al termine del conflitto.
Riflettendo sulla difficoltà del pilota attuale, Bellini afferma che oggi gli standard di addestramento per la sopravvivenza e l’evasione sono notevolmente evoluti rispetto ai suoi tempi. “Se fossi in quella situazione, cercherei di mantenere il nascondiglio il più a lungo possibile” ha dichiarato, mostrando consapevolezza e fiducia nelle abilità moderne.
Ricorda la notte dell’abbattimento: “Como pilota, avevo visto che c’era qualcosa che non andava. L’unico a mantenere il contatto con l’aerocisterna, abbiamo continuato verso l’obiettivo, ma alla fine siamo stati colpiti”. Dopo aver svolto con successo la missione, il Tornado di Bellini subì danni fatali da parte della contraerea irachena.
Il generale spiega che, pur avendo subito ferite gravi, mantenne la sua determinazione e coraggio anche mentre veniva interrogato dai suoi rapitori. “Ne trassi molta forza. Anche se ero in balia altrui, non avrei mai ceduto”, ha raccontato con fermezza.
Bellini ricorda i momenti di isolamento nel carcere a Baghdad e rivela che recentemente ha avuto modo di rivedere i compagni di prigionia, comprendendo il legame che è stato forgiato attraverso l’esperienza condivisa. “Ci incontriamo periodicamente, l’ultima volta a San Antonio, Texas. Il prossimo incontro sarà a Londra, per il quarantennale di Desert Storm”, ha aggiunto.
Oggi vive a Virginia Beach, negli Stati Uniti, dove è pensionato e dedica il suo tempo alla famiglia. “Ho smesso di volare, ma mi emoziona confrontarmi con il passato”, ha concluso Bellini, riferendosi alla risonanza che la sua esperienza continua ad avere.