Uccisione di un Ragazzino Palestinese da Parte dell’Esercito Israeliano: Video Rivelano la Crueltà
Un ragazzino palestinese di 14 anni, Jad Jadallah, è stato ucciso da soldati israeliani in un campo profughi in Cisgiordania, con i militari che affermano che rappresentava una minaccia alla loro sicurezza, una giustificazione frequentemente usata senza prove concrete, riporta Attuale.
Il tragico evento è avvenuto a novembre nel campo profughi di al Far’a, a nord di Nablus, durante un’«operazione offensiva» delle forze israeliane, che sono note per la loro frequenza e violenza nella regione. I video ottenuti e verificati da fonti come BBC e il giornale israeliano Haaretz forniscono una ricostruzione dettagliata dei fatti, mostrando un’evidente contraddizione rispetto alla versione ufficiale dell’esercito.
Le immagini di sorveglianza catturano il momento dell’omicidio. Jadallah si avvicina a un gruppo di amici in un vicolo, prima che alcuni di loro si allontanino. Non è chiaro se si fosse accorto della presenza dei soldati. Quando uno di loro si fa visibile, il ragazzo reagisce scappando, ma poco dopo si accascia a terra. Non è certo il numero di colpi sparati o la posizione del soldato; l’esercito ha rifiutato di consegnare il corpo al fine di permettere un’autopsia indipendente.
Un altro video mostra l’agonia di Jadallah, che si dimena e cerca aiuto, circondato da soldati che non prestano soccorso. Nonostante una persona abbia chiamato un’ambulanza, i soccorritori riferiscono di essere stati intimiditi dai soldati, che hanno puntato le armi contro di loro per impedire il soccorso al ragazzo.
L’esercito israeliano ha descritto Jadallah come un «terrorista», affermando che stava lanciando un sasso verso le forze israeliane, quindi costituiva una «minaccia immediata». Tuttavia, i video non mostrano alcun momento in cui il ragazzo lanci un sasso, mentre dimostrano chiaramente l’atto di sparare nei suoi confronti.
Inoltre, le registrazioni rivelano soldati che rimangono a pochi passi dal ragazzino ferito, contraddicendo le loro affermazioni riguardanti la necessità di allontanarsi da un presunto esplosivo. Il corpo di Jadallah è stato prelevato dall’ambulanza dell’esercito circa un’ora dopo lo sparo, con testimonianze che indicano un ritardo tra i 45 e i 90 minuti nel suo soccorso, lasciando interrogativi sul rispetto dei diritti umani in questa situazione.
L’esercito ha annunciato l’apertura di un’indagine, tuttavia, ci sono dubbi sulla possibilità che questa conduca a conseguenze concrete.