L’Ucraina riconquista 200 chilometri quadrati di territorio grazie alla disconnessione di Starlink
Nella settimana scorsa, tra mercoledì e domenica, l’esercito ucraino ha riconquistato 200 chilometri quadrati di territorio occupati dalla Russia: è l’avanzata più consistente dal giugno del 2023, cioè dai tempi della sua ultima vera controffensiva. Gli ucraini hanno approfittato della disconnessione dei russi dal sistema di comunicazione satellitare Starlink, avvenuta una decina di giorni fa: era previsto mettesse in difficoltà la Russia, e sta succedendo, riporta Attuale.
Il dato dei chilometri quadrati riconquistati ha avuto una risonanza significativa sui media, poiché contrasta con la propaganda russa e una certa percezione occidentale secondo cui la resistenza ucraina sarebbe allo stremo e l’avanzata russa inevitabile. In realtà, le forze russe avanzano solo lentamente, di pochi chilometri all’anno in un paese vasto. I 200 chilometri quadrati riconquistati dall’Ucraina la settimana scorsa equivalgono a tutti gli avanzamenti russi nell’intero mese di dicembre.
Tuttavia, è presto per parlare di una nuova controffensiva, cioè di un’operazione militare di larga scala. L’Institute for the Study of War, un think tank statunitense che fornisce dati citati dai media, ha chiarito che al momento sono in corso contrattacchi limitati a specifici settori del fronte. I successi delle forze ucraine, che hanno avvanzato soprattutto nei pressi di Zaporizhzhia, dove i russi stavano preparando nuovi attacchi, non vanno comunque sottovalutati.
Sebbene sia prematuro valutare l’efficacia dei contrattacchi e se questi continueranno, costituiscono già una conferma delle difficoltà operative russe senza Starlink.
Il sistema Starlink, di proprietà di Elon Musk, consiste in una rete di circa settemila satelliti che forniscono connessione internet ai terminali di ricezione a terra. Gli ucraini lo utilizzano dall’inizio della guerra. I russi, a causa delle sanzioni statunitensi, non possono acquistare i terminali di Starlink, ma ne hanno trafugati alcuni illegalmente e inviati al fronte, permettendo anche ai loro soldati di connettersi.
A gennaio, il governo ucraino aveva ottenuto da Musk il blocco di tutti i terminali del servizio, eccetto quelli registrati dal governo stesso in una lista. A inizio febbraio, i terminali russi hanno smesso di funzionare.
Analisti militari avevano previsto che, senza le connessioni protette garantite da Starlink, gli ucraini avrebbero potuto intercettare le comunicazioni delle forze russe, scoprendo così la loro posizione e i loro piani. La mancanza di connessioni sicure ha ridotto anche l’efficacia dei droni, consentendo agli ucraini di effettuare attacchi via terra con veicoli corazzati, una tattica poco comune a causa della vulnerabilità aerei.
Recentemente, il governo russo ha ammesso di non disporre di Starlink da due settimane, pur minimizzando le conseguenze. Tuttavia, i contrattacchi e le ricostruzioni dell’esercito ucraino, inevitabilmente non disinteressate, suggeriscono un quadro differente.
Un’unità di cyberspionaggio ucraina ha riferito di aver ingannato alcuni soldati russi, presentandosi come un servizio in grado di ripristinare la loro connessione Starlink in cambio di denaro. I russi, cadendo nel tranello, avrebbero versato l’equivalente di 5mila euro all’unità, rivelando anche la propria posizione. Gli ucraini interpretano questo episodio come un segnale della disperazione dell’esercito russo senza Starlink.
L’intelligence militare ucraina (HUR) ha intercettato comunicazioni in cui i soldati russi si lamentavano delle alternative fornite dai loro comandanti, in particolare del servizio Gazprom GSS, che ha capacità molto inferiori rispetto a Starlink. L’intelligence ha inoltre identificato 31 ucraini disposti a fornire l’abbonamento a Starlink ai russi.
Nonostante le difficoltà, il governo russo sta cercando soluzioni alternative a Starlink e aveva annunciato l’intenzione di lanciare una propria rete di satelliti per le comunicazioni internet. Tuttavia, il progetto richiederà anni per essere realizzato, con il lancio dei primi 16 satelliti, parte di un programma più ampio di 300 satelliti, rinviato al 2026.