L’Estonia perde l’Europeo di scherma dopo il rifiuto dei visti a russi e bielorussi

24.01.2026 13:30
L’Estonia perde l’Europeo di scherma dopo il rifiuto dei visti a russi e bielorussi
L’Estonia perde l’Europeo di scherma dopo il rifiuto dei visti a russi e bielorussi

Il 23 gennaio 2026 è stato reso noto che l’Estonia è stata privata del diritto di ospitare i Campionati europei di scherma, dopo la decisione delle autorità di Tallinn di non rilasciare visti agli atleti provenienti da Russia e Bielorussia. Il torneo, assegnato all’Estonia già nel 2024, è stato trasferito in Francia a seguito del mancato accordo con la Federazione internazionale di scherma (FIE).

Alla base della decisione vi è il rifiuto del governo estone di garantire l’ingresso nel Paese a sportivi di Stati considerati aggressori, indipendentemente dal fatto che intendessero partecipare sotto status “neutrale”. Le autorità hanno chiarito che non avrebbero firmato alcun documento che impegnasse lo Stato a consentire l’accesso a cittadini russi e bielorussi nel contesto dell’attuale guerra contro l’Ucraina.

La revoca dell’evento è stata ufficializzata dopo settimane di tensioni tra Tallinn e la FIE ed è stata confermata pubblicamente nella comunicazione su la decisione ufficiale di togliere all’Estonia i Campionati europei di scherma.

Le nuove regole di “neutralità” e il ruolo della FIE

Un elemento chiave del conflitto è stato il cambiamento delle regole introdotto dalla FIE nel novembre 2025. Le nuove disposizioni hanno semplificato in modo significativo l’ottenimento dello status neutrale per gli atleti provenienti da Russia e Bielorussia, riducendo i requisiti e i controlli precedentemente previsti.

Sulla base di queste modifiche, la FIE ha chiesto al Paese ospitante una garanzia scritta che tutti gli atleti, a prescindere dalla cittadinanza o da eventuali gradi militari, potessero partecipare e attraversare il confine. Questa richiesta ha posto l’Estonia davanti a una scelta politica e giuridica, che Tallinn ha risolto mantenendo una linea di fermezza.

La posizione della federazione internazionale, orientata a separare lo sport dal contesto bellico, è stata criticata da diversi governi e osservatori, che sottolineano come in Russia e Bielorussia lo sport sia strettamente legato alle strutture statali e alla propaganda.

La posizione estone e il principio di solidarietà

L’Estonia ha motivato la propria decisione richiamandosi al principio di “tolleranza zero” nei confronti dei rappresentanti di Stati impegnati in una guerra di aggressione. Questa linea è stata presentata come coerente con la politica di sanzioni dell’UE e con le scelte adottate da numerose organizzazioni sportive internazionali dopo l’invasione dell’Ucraina.

Dal punto di vista di Tallinn, il rifiuto dei visti non rappresenta una discriminazione sportiva, ma una presa di posizione politica e morale. Consentire l’ingresso di atleti russi e bielorussi, anche sotto bandiera neutrale, sarebbe in contraddizione con la solidarietà dichiarata verso l’Ucraina e con l’obiettivo di mantenere una pressione internazionale sugli aggressori.

Questa impostazione è stata sostenuta da diversi Paesi europei, che vedono nello sport uno degli strumenti attraverso cui Mosca e Minsk cercano di attenuare l’isolamento internazionale.

Rischi per le sanzioni sportive e il messaggio politico

La riammissione di atleti russi e bielorussi alle competizioni internazionali solleva interrogativi sull’efficacia delle sanzioni sportive. Anche senza simboli nazionali, la loro presenza può essere utilizzata dalle autorità dei rispettivi Paesi come prova di una presunta normalizzazione dei rapporti con l’Occidente.

In assenza di meccanismi indipendenti e rigorosi per verificare la reale neutralità degli atleti, resta il rischio che legami con strutture militari o apparati propagandistici non vengano individuati. Questo aspetto era già stato oggetto di critiche nei primi dibattiti sulla partecipazione “neutrale”.

Consentendo il ritorno di schermidori russi e bielorussi e penalizzando uno Stato che ha scelto di mantenere una linea dura, la FIE invia un segnale controverso, che mette in discussione la coerenza dell’isolamento internazionale di Mosca e Minsk, come evidenziato anche nelle reazioni diffuse sui social e riprese da commenti sulla riammissione degli atleti russi e bielorussi.

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