L’Europa finanzia indirettamente l’economia bellica russa

11.10.2025 14:30
L’Europa finanzia indirettamente l’economia bellica russa
L’Europa finanzia indirettamente l’economia bellica russa

Il 10 ottobre 2025, un’analisi di Reuters ha evidenziato come, al quarto anno della guerra russo-ucraina, l’Unione Europea si trovi in una posizione ambigua, sostenendo sia Kiev che Mosca. Grandi forniture di aiuti militari e umanitari all’Ucraina sono “compensate” da pagamenti commerciali a Mosca per petrolio e gas, generando miliardi di euro per l’economia bellica russa.

Importazioni energetiche europee e dipendenza dalla Russia

Dal 2022 l’UE ha ridotto la sua dipendenza energetica dalla Russia di circa il 90%. Tuttavia, secondo il Centro per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (CREA), nei primi otto mesi del 2025 l’Unione ha importato energia russa per oltre 11 miliardi di euro. Dal 2022, le importazioni complessive di idrocarburi russi hanno superato i 213 miliardi di euro, superando di gran lunga i 167 miliardi di euro spesi dall’UE per supportare l’Ucraina tra aiuti finanziari, militari e umanitari, secondo il Kiel Institute.

Crescita delle importazioni in alcuni Stati membri

Sette dei 27 Paesi UE hanno aumentato l’importazione di energia russa rispetto all’anno precedente, tra cui cinque che sostengono attivamente l’Ucraina. Francia ha incrementato le forniture del 40% fino a 2,2 miliardi di euro, mentre i Paesi Bassi del 72% fino a 498 milioni di euro. In Belgio l’aumento è stato del 3%, Croazia 55%, Romania 57%, Portogallo 167%, Ungheria 11%. Ungheria e Slovacchia, strettamente legate a Mosca, restano i principali importatori, con 5 miliardi di euro complessivi.

Implicazioni economiche e militari

Secondo l’esperto CREA Vaibhav Ragunandan, l’aumento dei flussi energetici rappresenta una “forma di autolesionismo” di alcuni Paesi, poiché le vendite di idrocarburi costituiscono la principale fonte di entrate per la Russia. Ciò significa che il Cremlino riceve finanziamenti per proseguire le operazioni militari in Ucraina.

Strategie e reazioni internazionali

L’uscita graduale dell’UE dagli idrocarburi russi è stata pianificata per garantire stabilità ai mercati energetici europei, evitando picchi di prezzo o carenze di forniture. Tuttavia, alcuni Stati continuano ad acquistare petrolio e gas russi per contenere i costi energetici. Il presidente USA Donald Trump ha criticato duramente i leader europei all’ONU, esortandoli a cessare immediatamente le importazioni di energia russa, aumentando la pressione sull’UE e stimolando azioni più decise su sicurezza e diversificazione energetica.

Gas russo e gas naturale liquefatto

Dal 2022, l’import di gas russo via pipeline è sceso a circa 16 miliardi di metri cubi, solo il 10% dei picchi precedenti, con Ungheria e Slovacchia come principali consumatori. Contestualmente, sono aumentate le forniture di gas naturale liquefatto (GNL). Molte compagnie europee, tra cui TotalEnergies, Shell e Naturgy, acquistano GNL russo tramite contratti a lungo termine, non rescindibili senza sanzioni UE, pena multe elevate. Il 19° pacchetto di sanzioni UE, approvato a metà settembre, vieta l’import di GNL russo entro il 1° gennaio 2027; alcune obiezioni, come quelle della Slovacchia, riguardano energia e mercato automobilistico.

Benefici della diversificazione energetica

Ridurre la dipendenza dai combustibili russi rafforza l’indipendenza politica e energetica dell’UE, limitando il rischio di ricatti e incentivando investimenti in fonti rinnovabili, con nuove opportunità economiche. Allo stesso tempo, tale strategia indebolisce la base finanziaria dell’aggressione russa contro l’Ucraina.

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