La maternità in Italia: un’eccezione per le madri lavoratrici
Riuscire a organizzare l’intervista con Alessandra Arigò, 45 anni, due figli di 6 e 4 anni e un lavoro full time è stato difficile. Nella vita di incastri di una mamma milanese che lavora a tempo pieno, lo spazio è ridotto al lumicino. Lei ha due figli ma rischia di diventare un’eccezione. In Italia si fanno sempre meno bambini, perché?
“Il primo problema è l’incertezza in cui vivono i giovani: il lavoro è precario, l’abitazione è precaria. Affittare una casa a Milano è impossibile, comprarla non ne parliamo. E così si tira in lungo ma la biologia non aspetta. Spostando in là l’età si può fare molta più fatica ad avere una gravidanza. E infatti sono in aumento i casi di fecondazione assistita. E iniziando tardi si fanno meno figli”, riporta Attuale.
Qual è stata la sua esperienza di maternità?
“La mia prima figlia è nata sei mesi prima del Covid, avevo un lavoro a tempo indeterminato e sono stata messa in cassa integrazione. Poi sono rimasta incinta del secondo figlio e quando sono tornata la mia titolare mi ha lasciata a casa dicendo ‘hai fatto il secondo troppo presto’. Per potermi licenziare, ha esternalizzato il mio lavoro. Sono rimasta con la disoccupazione e un bambino di nemmeno un anno. Ho trovato poi un altro lavoro ma i ritmi erano davvero incompatibili con due bambini. Ho cambiato ancora. Il problema è questo: se fai figli ci rimetti la carriera o addirittura il lavoro. Viviamo in una società patriarcale, molti uomini credono ancora che siano le mamme a doversi occupare dei bambini e le donne devono lavorare come se non avessero figli e gestire i figli come se non avessero un lavoro. Ci viene chiesto l’impossibile”.
Cosa farebbe se avesse la bacchetta magica?
“Asili nido gratis per tutti e più bonus: casa, baby sitter… Poi paternità obbligatoria uguale alla maternità, in modo che un datore di lavoro, davanti a una ragazza o un ragazzo, non abbia più motivo di preferire l’uomo”.
Valentina Bertuccio D’Angelo