Il 30 luglio 2025, quattro principali raffinerie statali indiane hanno sospeso le importazioni di greggio e prodotti petroliferi dalla Russia. La decisione, riportata in esclusiva da Reuters, è stata presa in risposta al crescente rischio di sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti. La mossa riflette una crescente attenzione da parte di Nuova Delhi alle pressioni internazionali e segnala un cambiamento significativo nelle dinamiche energetiche globali.
Raffinerie statali sotto pressione: il timore delle sanzioni secondarie
Secondo fonti interne, il governo indiano e le direzioni delle società Indian Oil Corp, Hindustan Petroleum Corp, Bharat Petroleum Corp e Mangalore Refinery Petrochemical Ltd hanno deciso di sospendere gli acquisti di greggio russo nella terza decade di luglio. La decisione arriva dopo le minacce esplicite dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che ha promesso dazi del 100% contro i paesi che continuano a importare grandi volumi di petrolio russo.
Attualmente, oltre il 60% della capacità di raffinazione dell’India — pari a 5,2 milioni di barili al giorno — è controllata da strutture statali. Non è ancora chiaro se le aziende private, come Reliance Industries e Nayara Energy, seguiranno la stessa linea, ma il peso del settore pubblico nella strategia energetica nazionale rende la scelta del governo particolarmente rilevante.
Nuovi fornitori e ridefinizione delle rotte energetiche
Il greggio russo, in particolare la varietà Urals, verrà ora sostituito da alternative provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa occidentale, tra cui il petrolio Murban degli Emirati Arabi Uniti. Questo riorientamento non solo segna un cambiamento logistico ma ridisegna anche gli equilibri geopolitici legati alla sicurezza energetica.
L’India era diventata il maggiore acquirente globale di greggio russo trasportato via mare, con importazioni che superavano di tre volte il fabbisogno interno. Il surplus veniva raffinato e rivenduto a paesi terzi, contribuendo in modo significativo alle entrate statali.
Le conseguenze strategiche: un colpo alle finanze russe
La scelta di Nuova Delhi rappresenta un duro colpo per il bilancio del Cremlino. Il commercio di idrocarburi costituisce la principale fonte di finanziamento per le attività militari e paramilitari della Russia, inclusa la guerra in Ucraina. Le risorse generate dalle esportazioni petrolifere sono impiegate per acquistare droni iraniani, missili nordcoreani, tecnologie cinesi a duplice uso, nonché per pagare stipendi ai militari e sostenere le amministrazioni nei territori ucraini occupati.
Inoltre, con i proventi del petrolio Mosca alimenta operazioni ibride contro l’Occidente — dalle campagne di disinformazione agli atti di sabotaggio, fino all’interferenza con le infrastrutture sottomarine e le rotte migratorie verso l’UE.
Il petrolio come pilastro del potere del Cremlino
Storicamente, oltre il 40% del bilancio statale russo è stato sostenuto dalle esportazioni energetiche. Dopo l’invasione dell’Ucraina, questo dato è aumentato a causa del crollo di altre fonti di reddito colpite dalle sanzioni occidentali. Solo nel 2022, la Russia ha incassato oltre 300 miliardi di dollari grazie alla vendita di petrolio e gas.
La decisione dell’India, quindi, non è un semplice atto commerciale, ma una misura che colpisce direttamente la capacità della Russia di mantenere la sua macchina bellica e la stabilità interna del regime di Vladimir Putin. Ridurre gli introiti da idrocarburi significa erodere le basi economiche che permettono al Cremlino di finanziare aggressioni regionali e sostenere la propria autorità autoritaria.
Un segnale forte dal Sud globale
Il passo compiuto da Nuova Delhi dimostra che le pressioni diplomatiche e le misure economiche possono modificare il comportamento degli attori chiave del Sud globale. Dopo mesi di negoziati, due conversazioni dirette tra il presidente Joe Biden e il primo ministro Narendra Modi sembravano aver prodotto solo promesse. Ma l’escalation verbale di Trump, con minacce esplicite di sanzioni, ha accelerato la decisione.
Il riorientamento dell’India potrebbe innescare una reazione a catena tra altri paesi acquirenti, contribuendo a isolare ulteriormente l’economia russa e limitare le sue capacità offensive sul piano internazionale.