L’intelligenza artificiale crea confusione sui social nella ricerca del killer di Charlie Kirk

12.09.2025 13:35
L'intelligenza artificiale crea confusione sui social nella ricerca del killer di Charlie Kirk

IA e disinformazione: il caso dell’uccisione di Charlie Kirk

Milano, 12 settembre 2025 – L’intelligenza artificiale può rivelarsi utile, ma presenta anche gravi rischi, specialmente quando amplificata dal “megafono” dei social media. Nel caso dell’uccisione di Charlie Kirk, questo fenomeno è emerso chiaramente, con l’IA che minaccia di compromettere le indagini e in alcuni casi complicare le ricerche dell’assassino, riporta Attuale.

Qualche ora dopo l’omicidio dell’attivista di destra, l’FBI ha reso pubbliche alcune foto sfocate del presunto killer. Da quel momento, secondo quanto riportato da The Verge, gli utenti hanno iniziato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per migliorare queste immagini.

“Gli strumenti di IA non scoprono dettagli segreti in un’immagine sfocata, ma deducono cosa potrebbe esserci – scrive The Verge –, anche creando elementi che in realtà non esistono”.

Molti degli smartphone attuali incorporano funzionalità di IA nelle app fotografiche, permettendo di eliminare o aggiungere contenuti alle immagini in pochi minuti. Come indicato da una ricerca di The Verge, su social X e forum web sono numerosissime le grafiche generate dall’IA che tentano di ricostruire il volto della persona ‘di interesse’, includendo dettagli come il colore degli occhi.

Tra le fonti di queste variazioni ci sono Grok, l’IA di X, e ChatGPT. “È improbabile che qualcuna di queste foto sia realmente utile all’FBI – continua The Verge –; servono piuttosto a ottenere facili like”.

Lo Stato dello Utah ha successivamente rilasciato immagini più nitide del giovane, dettagliando particolari come lo zaino e il paio di scarpe. Far affidamento su chatbot di IA per ottenere informazioni sul killer ha portato, in alcuni casi, a disinformazione.

Il portale The Hindu riporta esempi di risposte di Grok e ChatGPT, che indicano erroneamente l’assassino come un democratico dello Utah di nome Michael Mallinson, attribuendo falsamente l’informazione a CNN e New York Times. “Le notizie spesso innescano una frenetica ricerca di nuove informazioni sui social media – afferma The Hindu – portando a false conclusioni che i chatbot ripropongono, contribuendo ad aumentare il caos”.

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