Manifestazione a Lione per Quentin Deranque: Atti di saluto romano sotto indagine
Alla conclusione della marcia di Lione in memoria di Quentin Deranque, l’attivista nazionalista di 23 anni ucciso da estremisti di sinistra, la prefettura del Rodano ha annunciato che inoltrerà alla magistratura segnalazioni riguardo a casi di saluti romani e insulti razzisti, atti documentati in alcuni video sui social media. Durante la manifestazione, che si è svolta senza scontri, un manifestante è stato visto alzare il braccio teso, mentre un membro del servizio d’ordine ha prontamente intervenuto per fermarlo, riporta Attuale.
Il saluto romano in Francia non è punito esplicitamente dal codice penale, ma è considerato un’espressione dell’ideologia nazista o fascista e, di conseguenza, è perseguito dalle autorità come incitamento all’odio. Spesso tali gesti sono osservati durante gli eventi sportivi.
Deranque è stato aggredito mortalmente a Lione giovedì 12 febbraio, durante una conferenza contro la deputata della France Insoumise Rima Hassan. È deceduto due giorni dopo l’aggressione. Sono stati fermati alcuni sospetti legati alla sinistra radicale antifascista coinvolti nell’incidente. I genitori del giovane avevano chiesto di non politicizzare il corteo commemorativo.
Secondo la prefettura del Rodano, circa 3.200 persone hanno partecipato alla manifestazione, provenienti da tutta la Francia e anche da altri Paesi europei. Gli organizzatori hanno dichiarato la presenza di 3.500 manifestanti, alcuni dei quali con i volti coperti. La marcia si è conclusa dopo circa due ore in rue Victor Lagrange, il luogo dell’aggressione, dove i partecipanti hanno deposto una corona di fiori. Durante il percorso sono stati intonati slogan come «antifa assassini», «questa è casa nostra» e «l’estrema sinistra uccide».
In Italia, il saluto romano può essere sanzionato se considerato parte di reati di riorganizzazione del partito fascista. Recentemente, il 7 gennaio 2024, 29 persone legate al movimento di estrema destra CasaPound sono state indagate per aver eseguito il saluto romano durante una commemorazione per la strage di Acca Larentia. Tuttavia, nei giorni scorsi, il gup di Roma ha disposto il non luogo a procedere per tutti, considerato che non sussisteva un pericolo concreto di riorganizzazione del partito fascista.