L’Italia mantiene relazioni diplomatiche con l’Egitto nonostante la condanna per il caso Regeni

30.09.2026 18:55
L'Italia mantiene relazioni diplomatiche con l'Egitto nonostante la condanna per il caso Regeni

Il governo italiano prosegue i rapporti con l’Egitto dopo la sentenza sul caso Regeni

Il governo italiano ha ribadito la sua intenzione di mantenere i rapporti con l’Egitto, malgrado le richieste di opposizione e della famiglia di Giulio Regeni, dopo la condanna di tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro del ricercatore italiano, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che l’esecutivo ha utilizzato «tutti i canali politici e diplomatici con il Cairo. E dubito che chiudendo quei canali ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarcene», riporta Attuale.

Lo Stato italiano è parte civile nel processo Regeni e ha diritto a un risarcimento immediato di 150mila euro dai tre agenti, mentre alla famiglia Regeni spettano 500mila euro. L’esecuzione della sentenza, che condanna i tre agenti a dieci anni di carcere, dipende dalla collaborazione dell’Egitto, poiché gli agenti sono irreperibili da anni.

In passato, le autorità egiziane hanno ostacolato le indagini italiane nel caso Regeni in vari modi. Tuttavia, per il governo italiano, insistente per un accordo, ci sono ulteriori complessità legate ai forti rapporti politici ed economici tra i due paesi. Negli ultimi mesi, è emerso il delicato caso di Nessy Guerra, una donna di 27 anni di Sanremo, bloccata in Egitto con la figlia di quattro anni e condannata per adulterio. Questo ha alimentato timori di una possibile ritorsione egiziana dopo la sentenza del caso Regeni, come riconosciuto esplicitamente dal governo italiano.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha menzionato la situazione di Guerra, affrontata di recente da molte critiche per la sua posizione cauta al riguardo. Tajani ha dichiarato che l’Italia sta utilizzando una «diplomazia silenziosa» per lavorare sia per Regeni che per riportare a casa Guerra e la sua bambina.

Il rilascio di Otto Hamouda, ex marito di Guerra, segue una serie di avvenimenti drammatici. Guerra, trasferitasi in Egitto anni fa, è stata arrestata nel 2024 dopo che Hamouda l’ha denunciata per adulterio, un’accusa non prevista dal codice italiano, ma attivabile in Egitto. L’avvocato di Guerra, Agata Armanetti, ha descritto la situazione della sua assistita come una violazione dei diritti, evidenziando il passato violento di Hamouda, già condannato in Italia per reati simili.

Recentemente, un tribunale egiziano ha confermato la condanna di Guerra a sei mesi di carcere e lavori forzati per adulterio. L’1 luglio, dopo il suo arresto al Cairo, è stata rilasciata grazie all’intervento del ministero degli Esteri, ma vive chiaramente in una condizione di detenzione domiciliare forzata.

Nonostante la gravità della situazione, nè Tajani nè Meloni hanno contattato direttamente Guerra, secondo quanto dichiarato dalla sua avvocato. Nel frattempo, è in corso una controversia legale riguardo l’affidamento della figlia di Guerra, ostacolata dalle autorità egiziane.

L’avvocato Armanetti ha presentato un ricorso in Cassazione contro la condanna di Guerra, ma la data dell’udienza deve ancora essere fissata. Guerra ha espresso preoccupazione che una sentenza severa per Regeni possa influenzare negativamente il suo caso. Per quanto riguarda il processo Regeni, lunedì scorso, la Corte d’Assise di Roma ha assolto uno degli imputati da accuse di lesioni e omicidio, concentrandosi sulla condanna per sequestro.

Attualmente, il governo italiano sta aspettando che la sentenza su Regeni diventi definitiva, un passaggio che potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti ha confermato che lo Stato italiano chiederà il risarcimento una volta depositata la sentenza, entro 90 giorni. Tuttavia, eventuali appelli degli avvocati difensori degli agenti egiziani potrebbero allungare ulteriormente i tempi del processo.

L’Egitto riveste un ruolo cruciale per l’Italia, non solo per la stabilità regionale e le relazioni con la Libia, ma anche per le robuste relazioni commerciali che generano affari per circa sei miliardi di euro all’anno.

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