Il presidente del Senato ha lanciato una provocazione tramite un post, indirizzando una frecciatina ai politici dell’opposizione in visita in Ungheria. Ne scaturisce un vivace scambio di accuse sui social media.
Lo scontro tra Ignazio La Russa e Carlo Calenda si configura come un autentico battibecco social, caratterizzato da riferimenti a busti storici, fascismo e comunismo, e accuse reciproche. L’agenzia della polemica trova origine lontano da Roma, precisamente a Budapest, dove il leader di Azione ha partecipato alla marcia del Pride sfidando il premier Viktor Orban. La Russa, ironicamente, ha interrogato se i politici italiani presenti in Ungheria, per affermare la libertà di espressione, si fossero ricordati di rendere omaggio ai martiri del 1956, che sacrificarono la propria vita contro i carri armati comunisti. «Chissà» ha concluso provocatoriamente.
Il botta e risposta: «Butta la statua di Mussolini»; «Egocentrico»
La risposta di Carlo Calenda non si è fatta attendere, giungendo rapida e pungente sui social: «Caro Ignazio La Russa, ti è andata male. Ho reso omaggio al monumento dei martiri del ’56 prima del Pride. Riprova. Magari dopo aver buttato la statua di Mussolini. Lezioni di anti-autoritarismo da te… no grazie». La conversazione si sposta da Facebook e Twitter a Instagram, dove La Russa continua a lanciare accuse, questa volta riferendosi direttamente a Calenda, il quale viene etichettato con nomignoli e insinuazioni: «Sei davvero così egocentrico da non comprendere che il mio post non era riferito a te—«mi ero persino dimenticato che eri in Ungheria»—ma a chi non ha mai condannato i comunisti italiani che appoggiarono l’invasione sovietica a Budapest», si legge in una sua storia. La Russa prosegue criticando Calenda per non aver chiesto aiuto ai compagni di manifestazione, insinuando su questioni familiari: «Dimenticavo: non ho statue in casa, tuo padre te ne ha lasciate?»
L’ultima replica di Calenda: «Ho busti in casa? Sì, dell’antica Roma. Nessuno sterminatore di ebrei»
È noto che nella residenza del presidente del Senato si trovasse, nel 2018, una statua del Duce, che egli stesso ha affermato di aver poi trasferito alla sorella. Calenda, quindi, non si contiene più e lancia una stoccata finale: «Ignazio, quando parli di parlamentari, dovresti farlo con cautela», puntualizza in risposta alle affermazioni d’egoismo. Sulla questione artistica aggiorna: «Mi chiedi se butterei un busto di Mussolini, ereditato da mio padre? Ti chiedo come potrei non farlo dopo aver vissuto l’orrore del binario 21, dove i fascisti caricavano i bambini ebrei. Non riesco a comprenderne la logica». A questo aggiunge un post scriptum: «Ps. Sì, possiedo statue: un politico romano dell’epoca repubblicana; un Gemito di notevole bellezza. Nessuno sterminatore di ebrei». Completa l’intervento condividendo una foto per attestare la sua visita al monumento dei martiri del ‘56.
Agevolo foto per quelli. Se sei andato al monumento dov’è la foto? pic.twitter.com/jLFg5qao4Z
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 30, 2025