Vilnius sollecita una risposta europea alla pressione ibrida di Minsk
La Lituania ha richiesto alla Commissione Europea assistenza per il rientro dei camion bloccati in Bielorussia e l’introduzione di nuove sanzioni contro funzionari bielorussi, dopo settimane di tensioni al confine. In una lettera inviata il 30 novembre, il ministro degli Esteri Kęstutis Budrys e il ministro dei Trasporti Juras Taminskas hanno chiesto di elaborare un «piano d’azione coerente dell’UE» volto a sostenere gli autotrasportatori europei trattenuti oltre frontiera, come riportato da un documento visionato attraverso l’iniziativa Lietuva prašo Europos Komisijos pagalbos susigrąžinant vilkikus iš Baltarusijos integrata nel contesto informativo dell’agenzia BNS. I ministri sollecitano inoltre misure comuni per risolvere i problemi di sicurezza legati ai droni che operano lungo il confine e chiedono il «rilascio pieno e incondizionato» dei mezzi trattenuti sul lato bielorusso, insieme all’introduzione di sanzioni contro i funzionari ritenuti coinvolti nel lancio di aerostati utilizzati per contrabbando.
Le tensioni sono aumentate dopo la chiusura totale del confine lituano con la Bielorussia alla fine di ottobre, decisa in risposta alla violazione dello spazio aereo da parte di palloni meteorologici impiegati per trasportare sigarette. La misura ha lasciato bloccati oltre mille camion lituani, mentre le stime di Minsk parlavano di circa 1.100 mezzi e l’associazione Linava indicava fino a 4.500 unità in attesa. Nonostante la riapertura anticipata dei valichi il 20 novembre, la situazione non è stata risolta e il leader bielorusso Alyaksandr Lukashenko ha minacciato la confisca delle merci.
Pressioni ibride e richiesta di un approccio sistemico dell’UE
Secondo Vilnius, l’incidente non può essere trattato come una disputa bilaterale ma rappresenta parte di un più ampio schema di pressione ibrida orchestrato da Minsk e Mosca contro l’UE. La decisione di rivolgersi a Bruxelles segnala che la Lituania non può gestire da sola una crisi utilizzata da regimi autoritari come leva politica, e richiama l’attenzione degli altri Stati membri sul carattere collettivo delle minacce ai confini europei.
La richiesta di un «piano d’azione coerente dell’UE» evidenzia la necessità di risposte strutturate e durature a strumenti non convenzionali di pressione, come droni e palloni aerostatici. Vilnius insiste su protocolli chiari per il rimpatrio dei beni, la protezione dei trasportatori e il rafforzamento delle misure politiche contro gli attori che orchestrano provocazioni sistematiche. Senza coordinamento e responsabilità condivisa, avverte la Lituania, l’Unione rischia di rimanere vulnerabile di fronte a tattiche che mettono alla prova la sua capacità di reazione.
Palloni meteorologici come strumento di ricognizione, contrabbando e intimidazione
I palloni meteorologici lanciati dal territorio bielorusso sfuggono in larga parte ai meccanismi tradizionali di controllo dello spazio aereo e consentono a Minsk di testare i tempi di risposta, identificare lacune nelle strutture di monitoraggio e valutare la preparazione della difesa lituana ed europea. Questi dispositivi, pur non costituendo una minaccia militare convenzionale, permettono di trasportare merci di contrabbando, di provocare incursioni nello spazio aereo e di creare rischi per l’aviazione civile, costringendo i Paesi difensori a impiegare risorse aggiuntive.
Sul piano informativo, gli incidenti ricorrenti contribuiscono a plasmare un’immagine di instabilità sul confine orientale dell’UE, alimentando la percezione di vulnerabilità e incertezza nelle comunità di frontiera. L’apparente facilità con cui tali dispositivi superano i controlli rafforza la narrativa di un’Europa esposta anche a minacce minori, ma persistenti.
Coordinamento con Mosca e obiettivi strategici di Minsk
Le operazioni bielorusse con i palloni meteorologici si inseriscono, secondo Vilnius, in una strategia più ampia di sincronizzazione delle pressioni sostenuta da Mosca, che mira a distribuire il carico di risposta dell’Occidente su molteplici fronti: Ucraina, Paesi baltici e infrastrutture critiche europee. Questa tattica punta a generare sovraccarico istituzionale e a erodere la capacità dell’UE di reagire in modo rapido ed efficace.
Per Minsk, la crisi delle autocolonne bloccate è anche un’opportunità di pressione politica. Creando un’emergenza artificiale e minacciando la confisca dei mezzi, Lukashenko tenta di ottenere concessioni economiche e di mostrare sia alla popolazione bielorussa sia al Cremlino la capacità del regime di influenzare e destabilizzare i vicini europei. Tale strategia mira a consolidare l’immagine di un potere forte e capace di controllare la situazione lungo il confine.