Situazione critica della sicurezza sul lavoro in Italia: cinque morti in un giorno
Roma, 5 novembre 2026 – La situazione della sicurezza sul lavoro in Italia sta raggiungendo livelli allarmanti, come sottolineato dal magistrato presso la Cassazione Bruno Giordano, ex direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro. La scorsa settimana, cinque operai hanno perso la vita in altrettanti incidenti in varie località del Paese, dal cantiere Fincantieri di Porto Marghera, dove un operaio romeno di 34 anni è deceduto a causa di un malore, a Trecate, nel Novarese, dove un 57enne è stato schiacciato da una gru. Un sesto operatore è morto in ospedale cinque giorni dopo l’incidente. Dati forniti dall’Inail indicano che nel 2026 si è superata la soglia di 700 morti sul lavoro, con oltre 404.800 segnalazioni di infortuni, un aumento del 5,4% rispetto all’anno precedente, riporta Attuale.
“Ci troviamo di fronte a una strage silenziata: se mercoledì la mafia avesse ucciso sei persone in un giorno la gente sarebbe scesa in piazza, e lo stesso se si fossero verificati sei femminicidi in 24 ore, invece l’operaicidio è divenuto ormai normalità”, ha dichiarato Giordano, evidenziando la normalizzazione di tragedie inaccettabili.
I numeri sono allarmanti, quali sono le cause profonde di questa strage?
Secondo Giordano, “è evidente che i provvedimenti presi negli ultimi anni non hanno fatto diminuire gli infortuni e si sono rivelati fallimentari”. Critica severamente l’efficacia della “patente a punti” e l’obbligo per gli ispettori di avvisare le aziende dieci giorni prima delle ispezioni. Sottolinea inoltre la questione della lista di conformità, che offre a un’azienda in regola un anno di immunità ispettiva. “Non si tratta solo di una colpa della politica. Istituzioni come Inps, Inail, Regioni e Ispettorati del lavoro dovrebbero operare insieme, ma non lo fanno”.
La maggior parte degli infortuni avviene in piccole o medie imprese. Come legge questo dato?
Giordano ha osservato che “il 90% dei casi si concentra in piccole o medie imprese”, che rappresentano il tessuto imprenditoriale del Paese. Molte di queste aziende lavorano in subappalto per grandi realtà, pubbliche o private. Ha ribadito che se le piccole imprese non possono sostenere investimenti in sicurezza, dovrebbero essere le associazioni di categoria a intervenire, soprattutto nei settori più colpiti come l’edilizia e l’agricoltura.