Milano, 15 ottobre 2025 – “Sono contenta perché ho trovato il coraggio di lasciarlo”. Sono le 21.22 di martedì, Pamela Genini, ventinovenne nativa della Bergamasca con un passato da modella e imprenditrice digitale, sta parlando al telefono con l’ex fidanzato Francesco. È da sola con l’inseparabile cagnolina Bianca, al secondo piano della palazzina di via Iglesias 33, a due passi da viale Monza. Da mesi sta cercando di uscire dalla storia tossica iniziata nel marzo 2024 con Gianluca Soncin, che sin dall’inizio l’ha isolata dalle amiche e le ha impedito di continuare a lavorare, in un’escalation di vessazioni psicologiche, dipendenza economica e aggressioni fisiche: in un’occasione, il cinquantaduenne, uomo d’affari molto facoltoso con un figlio di 28 anni avuto da una precedente relazione e un vecchio precedente per una maxi evasione fiscale sull’importazione di auto di lusso dalla Germania, le avrebbe puntato una pistola alla pancia. Pamela ha deciso di dire basta, terrorizzata dalle minacce ai genitori, dai pedinamenti e dai blitz sotto casa, riporta Attuale.
All’improvviso, il suo tono si fa concitato: “Aiuto, aiuto, aiuto”. La conversazione si interrompe. Francesco capisce subito cosa sta succedendo e prova a ricontattarla. Niente. Le invia un messaggio, al quale lei risponde: “Teso, ho paura, ha fatto doppione delle chiavi mie, è entrato, non so che fare, chiama la polizia”.
L’allerta
L’ex telefona al 112 e si mette in macchina per raggiungere Milano. Pamela è già nelle mani dell’assassino, che la massacrerà con ventiquattro fendenti sferrati tra collo, schiena, torace e braccia con una lama seghettata che ha portato con sé. Due residenti dello stabile di fronte assistono in diretta all’agguato letale: vedono la donna che cerca di scappare sul terrazzo e l’uomo che la fa inginocchiare e la schiaffeggia.
Alle 21.50, i poliziotti della Volante del commissariato Villa San Giovanni citofonano all’interno 11: risponde una voce femminile che sussurra “Glovo, secondo piano”, fingendo di rispondere a un fattorino. Il cancello si apre. Soncin si avventa su di lei, la blocca e inizia a colpire. “La ammazza, la ammazza”, urlano i dirimpettai. Gli agenti salgono di corsa le scale. “Mi sta accoltellando, aiuto”, invoca Pamela.
L’intervento
Tre calci alla porta non bastano a buttarla giù: c’è il catenaccio a bloccarla. Dallo spiraglio, i poliziotti scorgono le sagome di una donna a terra sul pavimento e di un uomo in piedi, che si avvicina e richiude l’uscio. La quarta pedata lo spalanca: Soncin, con un vistoso taglio che si è provocato sul lato destro del collo in un velleitario tentativo di togliersi la vita, si accascia a terra vicino al tavolo della cucina, per poi trascinarsi fino al divano.
Il decesso
La ventinovenne respira ancora, ma dopo diversi tentativi di rianimarla i sanitari ne constatano il decesso alle 22.45. Il killer viene portato in ospedale, non è grave: a valle dell’interrogatorio della pm Alessia Menegazzo, durante il quale lui non fa un fiato, viene ammanettato con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e dallo stalking. Nel frattempo, gli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale della Questura, guidati dalla dirigente Serafina Di Vuolo, raccolgono le testimonianze di amici e conoscenti e ricostruiscono a ritroso il calvario di Pamela, mai verbalizzato in una denuncia. Accertamenti che sembrano delineare la drammatica cronaca di un femminicidio annunciato.
Oggi il cinquantaduenne, difeso dall’avvocato Simona Luceri, si presenterà davanti al gip per la convalida del fermo: il legale lo descrive come “confuso”, quasi incapace di rendersi conto “di quello che è successo”; chi lo ha visto nelle ultime ore tratteggia piuttosto l’identikit di un uomo freddo e distaccato.