Tragica morte di Maria Cristina Gallo, simbolo di malasanità in Sicilia
Trapani, 10 ottobre 2025 – Maria Cristina Gallo non ce l’ha fatta. L’insegnante siciliana che aveva denunciato ritardi nei risultati di un esame istologico è morta questa notte a Mazara del Vallo. Un presunto caso di malasanità su cui sta indagando la procura di Trapani, che proprio dopo la segnalazione di Gallo aveva aperto un’inchiesta: nel registro degli indagati ci sono 10 medici, riporta Attuale.
Maria Cristina si sarebbe potuta salvare se la diagnosi non fosse arrivata 8 mesi dopo la biopsia? Lei ne era convinta. “Se io avessi avuto il referto del mio banale fibroma subito non avrei avuto metastasi”, diceva Gallo, come ricorda l’amico Giorgio Mulè, vicepresidente alla Camera di Forza Italia. “Non sarei stata al quarto stadio, con il rischio di morire”.
Maria Cristina si era sottoposta a biopsia nel dicembre del 2023: aveva 54 anni. L’esito dell’Anatomia patologica di Trapani è arrivato nell’estate del 2024. A quel punto il quadro clinico era già compromesso. Gallo è andata avanti ancora 14 mesi, prima di cedere al cancro.
“Non ha combattuto solo contro un tumore raro e feroce”, scrive sui social Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva. “Ha combattuto contro l’indifferenza, contro i ritardi, contro quel rimpallo di responsabilità che troppo spesso uccide più della malattia stessa”.
“Diceva ‘non mi faccio sopraffare dalla rabbia, perché è un sentimento distruttivo’, ricorda ancora Faraone. “Voglio promuovere il bene, dare senso a tutto questo male”. Maria Cristina non chiedeva vendetta ma giustizia. “Nella sua voce, ferma e lucida fino alla fine, c’è il grido di tanti malati che non hanno voce”.
Gallo era “una mamma tenerissima, una moglie esemplare, un’insegnante innamorata”, scrive il forzista Mulè. “Non il caso e neppure la fatalità hanno deviato il corso della sua esistenza: Cristina è diventata simbolo, suo malgrado, di uno di quei casi che si definiscono di malasanità”.
“Sono stato al suo fianco e sono stato orgogliosamente il suo ‘moschettiere’, come mi ha ripetuto tante volte”, racconta ancora Mulè. “Diceva: ‘Speriamo tutto questo possa servire a cambiare le cose… per i nostri figli e per chi non ha voce’. I tanti hanno promesso che continueranno la sua battaglia, perché quello che è successo a lei non si ripeta.
Quella di Cristina è “una storia che ti fa vergognare di essere italiano”, si scalda il leader di Azione Carlo Calenda, che il tumore l’ha conosciuto da vicino, nell’esperienza della moglie Violante. E il cordoglio scivola nella recriminazione politica. “Nella Sicilia di Schifani, dove di sanità si discute solo per spartirsi le nomine, muore una signora che ha ricevuto l’istologico otto mesi dopo averlo fatto. Non è un caso isolato. Più di 3000 referti sono ‘spariti’. Commissariamo la Sanità subito, Meloni”.