Mélenchon difende la Jeune Garde Antifasciste dopo l’omicidio di Quentin Deranque a Lione

01.03.2026 12:15
Mélenchon difende la Jeune Garde Antifasciste dopo l'omicidio di Quentin Deranque a Lione

Jean-Luc Mélenchon sostiene la Jeune Garde Antifasciste dopo l’omicidio di Quentin Deranque a Lione

Giovedì a Lione, il leader di France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha difeso la Jeune Garde Antifasciste, un gruppo di estrema sinistra legato al suo partito e coinvolto nell’omicidio di Quentin Deranque, avvenuto a metà febbraio. Deranque, militante di estrema destra, è stato aggredito e ucciso durante uno scontro con militanti di estrema sinistra. Finora, sette persone sono state formalmente accusate, molte delle quali identificate come membri della Jeune Garde, riporta Attuale.

Il ministro dell’Interno francese aveva già ordinato lo scioglimento del gruppo lo scorso giugno; tuttavia, dopo l’omicidio di Deranque, la procura di Parigi ha avviato un’inchiesta sulla sua presunta ricostituzione. Negli ultimi anni, la Jeune Garde ha guadagnato notorietà in Francia per il suo impegno contro gruppi neonazisti e di estrema destra, utilizzando metodi violenti giustificati dal gruppo in contesti di “autodifesa”, opinione molto controversa. Diversi militanti sono stati indagati e condannati per episodi di violenza, culminando con l’ordine di dissoluzione dell’anno scorso.

Fondato a Lione nel 2018, la Jeune Garde mirava a rispondere agli attacchi dei gruppi di estrema destra, molto radicati in città. Questi gruppi commettevano regolarmente atti di vandalismo contro i luoghi di ritrovo della sinistra e aggredivano attivisti non solo di sinistra, ma anche appartenenti a minoranze etniche e alla comunità LGBT+. Gli scontri avvenivano spesso durante le “ronde identitarie” organizzate dai militanti di destra nei quartieri storici della città, come la Guillotière, famosa per la sua presenza immigrata.

La Jeune Garde ha adottato un approccio innovativo, nominando rappresentanti ufficiali per esprimere il gruppo “a volto scoperto”, una novità tra i movimenti di estrema sinistra. Coinvolgendo attivamente donne e stabilendo legami con La France Insoumise, il gruppo è riuscito a far eleggere il cofondatore Raphaël Arnault come deputato nel 2024. Tra i soggetti indagati per l’omicidio di Deranque c’è anche un suo assistente parlamentare.

Il “sensibilizzazione alla violenza” come strumento d’azione, sebbene ufficialmente come ultima risorsa, è stato al centro della strategia della Jeune Garde sin dall’inizio. Il gruppo ha scelto come simbolo tre frecce, particolarmente evocative nella storia dell’antifascismo francese. I militanti hanno condiviso sui social media videoregistrazioni di allenamenti in sport da combattimento, emulando pratiche della destra radicale e contribuendo così a creare un clima di tensione costante.

La questione dell’autodifesa è stata oggetto di accese polemiche, ben prima dell’omicidio di Deranque, con frequenti scontri tra Jeune Garde e gruppi di estrema destra. Tuttavia, ci sono stati anche incidenti in cui i membri della Jeune Garde sono stati accusati di aver dato inizio alle violenze. Tra i condannati per tali episodi figura lo stesso Arnault, accusato di aggressione in un episodio del 2021.

Nonostante le critiche, La France Insoumise ha continuato a mantenere relazioni con la Jeune Garde. Mélenchon ha partecipato a manifestazioni a sostegno del gruppo dopo l’ordine di scioglimento. Negli ultimi giorni, ha condannato la violenza contro Deranque, rimanendo comunque vicino al gruppo senza mai prendere realmente le distanze.

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