Meloni al Senato: “Per la pace, preparati alla guerra”

25.06.2025 07:35
Meloni al Senato: "Per la pace, preparati alla guerra"

Il dibattito sulla difesa e il sovranismo nel contesto internazionale

Il panorama internazionale muta rapidamente, mentre il dibattito parlamentare appare in ritardo. Il recente intervento della premier Giorgia Meloni al Senato è stato giudicato obsoleto, considerando gli sviluppi globali. Tra le sue affermazioni, ha menzionato la tregua bilaterale tra Israele e Iran, ma la sua conoscenza dell’argomento è limitata, come quella di chiunque altro legga le notizie. Durante il suo discorso, si è trovata a sperare che le tensioni tra le nazioni si placassero nonostante i recenti attacchi aerei. Un altro punto di contatto significativo è stata la decisione di utilizzare un linguaggio più evocativo per giustificare l’aumento delle spese per la difesa: “Si vis pacem, para bellum”, ovvero, se desideri la pace, preparati alla guerra, un concetto che trova eco nei giorni nostri.

Coloro che conoscono il presidente Sergio Mattarella sostengono che tale citazione non possa essere stata ben vista, poiché contrasta con la sua formazione giuridica e i suoi valori cattolici. Tuttavia, durante un pranzo di lavoro con la premier e parte del governo al Quirinale prima del Consiglio europeo, è improbabile che egli sollevi l’argomento. Potrebbe condividere la valutazione di Elly Schlein, che ha commentato: “Rispetto a duemila anni fa, il mondo ha fatto progressi. Preparare la guerra va contro tutto ciò che è necessario”. In un contesto come quello attuale, il presidente non potrebbe basarsi su una citazione, per quanto impopolare, per esprimere il suo disappunto.

Nel corso della sua testimonianza di venticinque minuti, Meloni, affiancata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha cercato di bilanciare le richieste statunitensi di un aumento del contributo dei paesi Nato con un richiamo al sovranismo: “Le maggiori risorse devono prioritariamente andare a imprese italiane”. Tuttavia, la stessa premier ha riconosciuto le difficoltà: “Siamo onesti: quanto producono le imprese italiane ed europee?”

La difesa del sovranismo è diventata un tema centrale; Meloni ha negato che esso sia il motivo della debolezza dell’Unione Europea: “Le scelte di chi l’ha governata hanno minato l’Europa”. Tuttavia, non si è spinta a criticare il presidente americano, mostrando indignazione al solo accenno di considerare l’alleato statunitense come “un agente del caos”. “L’invasione russa dell’Ucraina è del 2022, non sotto Trump. Gli eventi del 7 ottobre 2023, anch’essi avvenuti senza Trump, richiamano situazioni passate come la Libia e la Serbia, ma queste semplificazioni non servono”, ha affermato.

Come accaduto alla Camera, ha cercato di mantenere un tono pacato, evitando scontri diretti, soprattutto con il Partito Democratico. Ha riconosciuto le argomentazioni di Graziano Delrio, ritenendole “interessanti”, ma ha anche continuato a lanciare frecciate al leader M5s Conte dicendo: “Vorrei tanto essere lui, invece sono Giorgia Meloni”. Abbiamo visto anche un suo impegno inefficace nel promuovere l’aumento delle spese per la difesa, con il leader M5s che ha immediatamente smentito le sue affermazioni. Nemmeno si è sottratta alle critiche di Renzi, che l’ha accusata di non avere peso nella politica internazionale. “Non considero la politica estera fatta di photo-opportunity; spesso non pubblicizzo le cose che faccio”, ha ribattuto.

In un confronto con Elisa Pirro, quando la questione della figlia Ginevra è emersa, Meloni ha saputo mantenere il controllo, pur mostrando una reazione intensa. Diversamente dal giorno precedente, il suo approccio conciliatorio ha dato frutti: Carlo Calenda si è dichiarato “in larga parte” d’accordo con le politiche del governo, mostrando apertura, sebbene non sia giunto a votare la risoluzione della maggioranza. Il centrodestra, dopo adeguate modifiche, ha approvato il testo presentato da Azione, con l’appoggio anche di tre senatori del PD: Pier Ferdinando Casini, Simona Malpezzi e Filippo Sensi. Un segnale che Elly Schlein dovrebbe considerare attentamente, poiché è proprio sul tema del riarmo che potrebbe svilupparsi una maggiore collaborazione tra la premier e una parte dell’opposizione, un aspetto su cui già ci sono state fratture tra il PD e il presidente Mattarella.

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