Meloni e i magistrati: conflitto su sicurezza e applicazione della legge

09.01.2026 23:45
Meloni e i magistrati: conflitto su sicurezza e applicazione della legge

Giorgia Meloni esclude la sua candidatura al Colle e critica i magistrati

Roma, 10 gennaio 2026 – Giorgia Meloni non ha alcuna intenzione di diventare una “mamma al servizio delle istituzioni”, smentendo le speculazioni di una possibile candidatura al Quirinale nel ’29. Durante la sua lunga conferenza stampa di inizio anno, che ha visto oltre tre ore di dibattito e quaranta domande, ha dichiarato: “Vorrei essere pagata per lavorare con Fiorello, non per salire di livello. Mi appassiona quello che faccio, il bis dipenderà dagli italiani”. Inoltre, ha smentito le voci di elezioni anticipate in caso di vittoria nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, sottolineando che non si lascerà influenzare da eventuali risultati, restando al suo posto sia in caso di vittoria che di sconfitta, volendo portare a termine il primo governo in carica per un’intera legislatura, riporta Attuale.

Meloni ha individuato nei magistrati il suo nemico principale, esprimendo una critica feroce contro di loro. Ha accusato il sistema giudiziario di esagerare le garanzie legali, sostenendo che ciò “vanifica il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”. A suo dire, i magistrati dovrebbero lavorare per la sicurezza del Paese piuttosto che proteggerne i diritti. Per avvalorare la sua posizione, ha citato tre casi specifici, tra cui l’espulsione di un imam da Torino bloccata da un giudice, il caso di una madre che ha ucciso il figlio dopo essere stata denunciata più volte, e quello di un inquinatore arrestato e immediatamente rilasciato, affermando: “Potrei citarne a decine”.

Questa retorica sembra essere parte di una strategia in vista del referendum, trasformando la consultazione sulla separazione delle carriere in un plebiscito sulla sicurezza, un tema che risuona fortemente tra l’elettorato. L’Associazione nazionale magistrati ha replicato piccata, denunciando le accuse di Meloni come “menzogne” e avvertendo dei pericoli di una delegittimazione costante. La narrazione della premier rimane coerente con una visione conservatrice, saltando da un argomento all’altro con abilità.

Meloni ha affrontato anche altri temi. Riguardo le carceri, ha negato la necessità di indulti o amnistie, proponendo invece di risolvere i problemi strutturali creando 11.000 nuovi posti. Sul “fine vita”, ha affermato che “lo Stato non deve facilitare il suicidio”, e sulla pace ha sottolineato l’importanza della forza come deterrente, criticando chi dubita del ruolo di pace delle forze armate. L’economia, sebbene rimanesse una questione poco chiara, ha visto la promessa di un “Piano Casa” per 100.000 nuovi appartamenti a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni.

Infine, Meloni ha fatto riferimento alla legge elettorale, assicurando che sarà proporzionale affinché “chi vince governi cinque anni” con la speranza di un accordo bipartisan, ma avvertendo: “se non sarà condivisa, la faremo a maggioranza”. Ha concluso parlando dei rapporti con il Quirinale, evidenziando che essi sono “ottimi”, basati su pragmatismo più che su affinità ideologiche, con entrambi che riconoscono l’importanza dell’interesse nazionale e della stabilità, chiaro segno di una navigazione serena del governo.

1 Comments

  1. Che dire, la Meloni proprio non ha peli sulla lingua! Ma questa storia dei magistrati… è un po’ esagerato, no? Non si può trascurare il rispetto delle leggi per cercare più sicurezza. E poi, 11.000 nuovi posti in carcere? Dove li trova? C’è da chiedersi se non si stia allontanando troppo dai problemi reali del Paese.

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