Meloni conferma stabilità del governo e invita al voto sul referendum giudiziario
Roma, 6 dicembre 2025 – “Tranquilli”, il governo rimane in carica fino alla fine della legislatura, indipendentemente dall’esito del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. La premier Giorgia Meloni ha sottolineato che non ci saranno test sull’esecutivo, evitando analogie con situazioni passate come quella di Matteo Renzi nel 2016. Meloni ha invitato gli elettori a valutare il merito delle norme che potrebbero “migliorare” il sistema giudiziario e ha accennato a un possibile referendum nel 2026 sul premierato, che non è mai stato “messo nel cassetto” e rappresenta “non una riforma per me, ma per l’Italia”, con l’intento di evitare il ritorno a pratiche passate, riporta Attuale.
Durante un’intervista con Enrico Mentana su La7, Meloni ha ribadito la “stabilità” dell’esecutivo e ha risposto alle critiche riguardanti le sue poche conferenze stampa, definendole “un falso storico”. Ha confermato che l’Italia mantiene una “politica estera” solida senza “incrinature” nei rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea, sottolineando l’importanza per l’Europa di imparare a “difendersi da sola”. Riguardo alla legge di bilancio, Meloni ha fatto notare che è stata progettata per migliorare il potere d’acquisto e potenziare i salari, nonostante ulteriore potenziale di investimento.
In vista di Atreju, il festival che si tiene ai giardini di Castel Sant’Angelo fino al 14 dicembre, Meloni ha fatto riferimento alla necessità di un dialogo con l’opposizione, in particolare con la segretaria del PD Elly Schlein, ma ha affermato di non voler “infilarsi” nelle dinamiche interne dell’opposizione. Ad Atreju, tuttavia, si attende la presenza di tutti i leader delle opposizioni, ad eccezione di Schlein, con un format che prevede 400 ospiti, tra cui Raoul Bova e Mara Venier, e 81 dibattiti su politica, cultura, spettacolo e sport. L’obiettivo è allargare il campo della destra al mondo moderato.
La premier ha insistito sulla necessità di proseguire le riforme, a partire dal premierato, definito come una “riforma economica“, evidenziando che l’instabilità dei governi negli ultimi dieci anni ha causato un costo di 265 miliardi di euro in termini di interessi sul debito. Meloni ha anche menzionato la riforma della giustizia, descrivendola come contenente “norme di buon senso” sostenute in passato anche da esponenti dell’opposizione. Ha concluso la sua dichiarazione affermando che se è a Palazzo Chigi lo deve ai cittadini, e non a nessun altro.