Giorgia Meloni Riprende il Ruolo di Leader nel Forum Internazionale
Dopo una settimana di quasi totale stasi che le è costata gli strali dell’opposizione, Giorgia Meloni riprende in mano le redini e torna al centro della scena internazionale. In mattinata ha fatto il punto telefonico sulla crisi in Medio Oriente e sui rischi per l’Europa in un vertice a quattro con Keir Starmer, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. La convocazione è partita da Londra, ma le indiscrezioni raccontano che l’input per attivare la piattaforma di consultazione E4 sia arrivato dalla premier, in un confronto con il cancelliere tedesco. Il comunicato finale di Downing Street è laconico: dopo la condanna dei “vergognosi attacchi iraniani” ai paesi della regione, i leader confermano che “diplomazia e stretto coordinamento militare saranno vitali nei prossimi giorni”, riporta Attuale.
Ufficialmente, l’E4 individua come aree di massima allerta lo stretto di Hormuz e il Libano, ma il colloquio ha toccato nervi ancora più scoperti, incrociando i dossier di cui la premier aveva già discusso con Erdogan e Zelensky. Sulla Turchia l’allarme rosso lampeggia in tutte le cancellerie. Se il governo di Ankara, sotto l’ombrello Nato, si facesse trascinare nel conflitto, restarne fuori diventerebbe un’impresa difficilissima per l’intero Continente. L’altro nodo riguarda i droni ucraini che Kiev è chiamata a fornire ai Paesi del Golfo. Sono velivoli efficacissimi, perché, come sottolineano dalla Difesa, “la lotta per la sopravvivenza genera l’eccellenza”. Zelensky è disposto a cederli, consapevole che se l’Europa concentra i propri sforzi militari per aiutarli, si riducono inevitabilmente le armi destinate all’Ucraina. La sua strategia passa quindi per una trattativa: cedere i droni in cambio dei missili Patriot, indispensabili per respingere l’offensiva russa. Il terzo fronte caldo è Cipro, verso cui ieri pomeriggio è salpata da Taranto la fregata Martinengo, primo tassello del nuovo dispositivo navale Ue in via di formazione nell’area.
La rinnovata iperattività estera serve a Chigi anche per monitorare le ripercussioni economiche ed energetiche dell’escalation. Dall’inizio della crisi, Meloni ha evitato accuratamente di esprimere un giudizio netto sul raid israelo-americano. E pure i ministri di Esteri e Difesa in Parlamento si sono limitati a illustrare scelte quasi obbligate. Ma mercoledì Giorgia dovrà esporsi in Aula. Si preannuncia un compito da equilibrista: non apparire reticente, non appiattirsi a favore di un’offensiva a Teheran che la stragrande maggioranza degli italiani disapprova, ma nemmeno rompere con Washington. La via d’uscita sembra tracciata dal messaggio sui social diffuso ieri, prima di spostarsi a Verona per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: nessuna critica esplicita alle scelte di Trump, ma un netto rifiuto della sua pretesa resa incondizionata, puntando invece a “sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo”. A rendere l’equazione più complessa sono le sensibilità diverse nella maggioranza. Mentre Guido Crosetto (FdI) definisce esplicitamente l’attacco “fuori dal diritto internazionale”, i moderati di Forza Italia indossano i panni dei falchi. Antonio Tajani ha in parte smorzato i toni invocando la pace, non senza pungere Parigi: “La Francia prima critica gli Usa e poi concede le basi per colpire”, mentre il capo dei senatori, Maurizio Gasparri, fissa paletti per il dialogo con l’Iran che sfiorano la richiesta di capitolazione.
Resta da capire con quale “abito politico” la premier si presenterà l’11 in Aula, dove troverà un’opposizione agguerrita ma segnata da palesi malumori. Proprio al convegno sull’Europa organizzato dai riformisti, Pina Picierno non ha fatto sconti a governo e opposizione, intimando al Pd di “smetterla di invocare Sanchez come un tempo Zapatero, aspettando il Papa straniero”. Divisioni confermate da Paolo Gentiloni: elogiando un voto bipartisan, ha rifilato un pollice verso alla minoranza, ammettendo che “in fondo la risoluzione di maggioranza di giovedì non era poi così terribile”.