Meloni promuove la riforma della Giustizia prima del referendum
Roma, 9 marzo 2026 – Giorgia Meloni, a due settimane dal referendum del 22 e 23 marzo, ha lanciato un videomessaggio di tredici minuti per sostenere il ‘Sì’ alla riforma della Giustizia, che prevede modifiche a sette articoli della Costituzione. Meloni ha affermato che l’iniziativa si propone di rispondere a “banalizzazioni e bufale” circolate in merito, riporta Attuale.
“I giudici hanno un potere enorme su tutti i cittadini”, ha esordito la premier, sostenendo che nel sistema attuale “quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità”. “Se un magistrato sbaglia, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla”, ha evidenziato, citando un esempio di un imputato detenuto per quasi un anno oltre il termine di scadenza. La riforma, ha spiegato, mira a “sanare” le storture della giustizia e a renderla più “autonoma e libera” dai condizionamenti politici, sottolineando che “non è una riforma contro i magistrati”, ma è sostenuta da molti di loro.
Tra le principali novità della riforma, Meloni ha introdotto la ‘Separazione delle carriere’ tra magistrati requirenti e giudicanti, affermando che se chi accusa e chi giudica sono colleghi di lavoro, esiste il rischio di favoritismi. Ha quindi respinto le accuse di deriva illiberale, evidenziando come tale separazione sia già presente in molti paesi europei e correggerebbe una “anomalia” italiana.
La premier ha anche difeso il metodo del sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura, attualmente eletto in parte da magistrati e in parte mediante “spartizione politica”. “Il sorteggio è fatto per liberare il Csm dalla lottizzazione della correnti e dei partiti”, ha affermato, assicurando che i membri sorteggiati non avranno bisogno di ringraziare nessuno e potranno esercitare il loro ruolo senza condizionamenti.
Un’altra innovazione sarà l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare, composta da magistrati e membri laici selezionati a sorte. “Dopo 80 anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo”, ha dichiarato Meloni, sostenendo che finalmente il merito sarà valutato piuttosto che la propria appartenenza politica.
In chiusura, Meloni ha respinto le critiche secondo cui la riforma non migliorerebbe l’efficienza del sistema giudiziario, affermando che “è nell’attuale sistema che i giudici devono rispondere a logiche di partito”, mentre i membri sorteggiati agiranno “secondo il loro arbitrio”. Ha avvertito, infine, che qualora il referendum andasse a buon fine, il governo non si dimetterà, chiarendo che la votazione riguarda la giustizia e non la politica.