Milano, 19 luglio 2025 – Il crollo della scritta ‘Generali’ sulla cima del grattacielo di Zaha Hadid rappresenta simbolicamente la situazione attuale della città. La scossa tellurica scaturita dalle indagini della procura sembra aver colpito i grattacieli che definiscono il moderno skyline urbano, rivelando la loro vulnerabilità.
La questione è iniziata con le denunce degli abitanti di un condominio in Piazza Aspromonte, che hanno visto sorgere un palazzo di sette piani al posto di un semplice magazzino attraverso una “Scia”, una procedura ordinaria priva di piani attuativi e oneri di urbanizzazione. Per coloro che non sono esperti del settore, la legge urbanistica del 1942 stabilisce che chi aumenta il proprio patrimonio debba restituire alla comunità qualcosa in cambio, come fogne, infrastrutture, asili o scuole. È fondamentale proteggere la proprietà privata, ma è altrettanto importante che il bene collettivo non venga svilito.
L’impatto di Tangentopoli
Nel ventesimo secolo, quando l’interesse pubblico dominava, le politiche urbane avevano un’impronta socialista, mentre in altri periodi, come con Tangentopoli, l’Italia si è profondamente trasformata. Non è colpa di chi ha sollevato il coperchio di una situazione marcia, ma piuttosto dell’avidità di coloro che si sono sempre immersi in essa. La cultura familista e opportunistica della classe dirigente italiana è rimasta costante nel tempo, da Giolitti passando per il fascismo e oltre. Per comprendere l’Italia, è fondamentale osservare i cambiamenti avvenuti a Milano.
Expo 2015 e la nuova narrazione
Alla fine del secolo scorso, Milano era una città popolare che stava perdendo il suo patrimonio sociale, senza una chiara direzione. Il turbo capitalismo globale ha dato vita a una nuova narrazione: la città doveva diventare cool, moderna e competitiva. Expo 2015 è stata una scommessa per reimmaginare Milano come un luogo di riferimento, e l’orgoglio dei milanesi è aumentato significativamente., riporta Attuale.
Diventare una vera città europea giustificava ogni sacrificio. Sebbene si parli di “milanesi”, è importante notare che la realtà è più complessa. A partire dall’inizio del millennio, Milano ha visto un aumento della popolazione residente di centomila unità. Tuttavia, questa cifra nasconde una realtà più sfumata: nel corso degli anni, quattrocentomila persone hanno lasciato la città, mentre cinquecentomila sono arrivate. Questo significa che un milanese su tre, trent’anni fa, non viveva a Milano. Culturamente e socialmente, la città ha subito un cambiamento considerevole, non è più quella della mia gioventù.
Neoricchi e la fuga della classe media
Chi se n’è andato, e chi è arrivato? La città ha accolto studenti provenienti da tutta Italia, che portano con sé talenti, mentre i coetanei milanesi partono per studiare all’estero. I neoricchi, da finanziatori a calciatori e influencer, sono giunti in città per sfruttare la flat tax introdotta dal governo Renzi. Con loro, anche i residenti temporanei e i turisti. La classe media, formata da impiegati, artigiani e insegnanti, ha abbandonato Milano a causa dei costi sempre più insostenibili. Chi è rimasto sono stati i residenti della ZTL e coloro che vivono in quartieri popolari, pensionati e extracomunitari, già esclusi dalla città.
Disuguaglianza crescente
Nel Novecento, la classe operaia aveva un peso considerevole nel panorama politico urbano, mentre oggi la piccola borghesia produttiva soffre, e il proletariato è praticamente assente. È aumentato il sottoproletariato, ampliando ulteriormente la forbice della disuguaglianza: ci sono ricchissimi e poverissimi che vivevano fianco a fianco senza conoscersi.
I padri degli attuali residenti delle ZTL investivano nella città, creando ricchezza e opportunità per tutti. Oggi, i loro figli hanno smesso di produrre, guadagnando in borsa senza interessarsi alle condizioni di vita di chi risiede in quartieri più disagiati.
Gentrificazione e speculazione edilizia
Si pensi al quartiere di San Siro, un’area ora in pieno centro, che ha attirato l’attenzione della speculazione edilizia. Viene descritto come un luogo di illegalità e pericolo, e spuntano progetti di “rigenerazione urbana”, che in realtà si traducono in demolizioni del patrimonio edilizio pubblico per costruire nuove abitazioni di lusso. Gli attuali abitanti non risultano avere importanza e vengono spinti a trovare altrove un nuovo posto dove vivere.
Questo fenomeno di gentrificazione non è nuovo; nella storia, il capitale privato ha sempre estratto ricchezza dalle aree pubbliche, allontanando le fasce popolari dalle zone più prestigiose. La malattia endemica dell’Italia è rappresentata da un’intrinseca ambivalenza che favorisce l’interesse privato a scapito del pubblico.
Politiche urbane inalterate
Le politiche urbane attuate dalle varie amministrazioni negli ultimi decenni, sia di centrodestra che di centrosinistra, dimostrano una perfetta continuità, dove il colore politico appare insignificante rispetto alla gestione urbanistica. I politici, trascinati dalla necessità di raccogliere consensi, si concentrano su chi qua vota, trascurando gli studenti e le comunità più emarginate.
La narrazione della modernità è stata costruita per il ceto medio, a scapito di quello popolare. L’ascensore sociale è rotto: chi ha mezzi continua a prosperare, mentre gli altri restano senza opportunità. La magistratura dovrà chiarire cosa è lecito e cosa non lo è in questo contesto, ma l’attenzione va rivolta al milieu, alla cultura che ha originato questo stato di cose.
Una trasformazione urbana imponente ha avuto luogo, ma ha portato grandi occasioni sprecate, dal punto di vista della sostenibilità e delle classi più vulnerabili. Milano testimonia che un programma privatizzativo tipico di centrodestra può essere attuato con successo da una giunta di centrosinistra, ignari delle vere necessità collettive.
*Gianni Biondillo Autore di romanzi e saggi