Il trauma dell’arresto: una bambina di due anni deportata dall’Ice
Chloe, di soli due anni, è stata strappata dalle braccia del padre, Joel Tipan Echevarria, in un violento blitz delle forze federali dell’anti immigrazione (Ice) avvenuto a Minneapolis, dove la famiglia si trovava per tornare a casa dopo la spesa. Gli agenti, attivati dal governo di Trump, hanno sequestrato i due, nonostante fossero regolari richiedenti asilo provenienti dall’Ecuador. «Il blitz ha coinvolto centinaia di persone mascherate a bordo di veicoli privi di identificazione» ha spiegato il ricorso presentato dai legali della famiglia, riporta Attuale.
Joel e Chloe sono stati arrestati giovedì scorso nella parte sud di Minneapolis durante l’operazione Metro surge. Nonostante non ci fosse alcun provvedimento di espulsione a carico di Echevarria e senza un mandato giudiziario, la loro auto è stata fermata e i due sono stati trasferiti in un carcere in Texas. «Un veicolo sospetto ha seguito l’auto del padre fino a casa, ha rotto il finestrino e li ha rapiti» ha dichiarato Jason Chavez, membro del consiglio comunale di Minneapolis. Un giudice del Minnesota ha successivamente ordinato il rilascio dei due, ma ormai erano già stati trasferiti in Texas, lontano dalla giurisdizione del loro Stato. La piccola Chloe è stata rilasciata solo il giorno successivo all’arresto.
Le violenze durante il blitz
Durante l’operazione, i testimoni hanno riferito di agenti armati di spray al peperoncino che hanno affrontato circa 120 manifestanti che si erano radunati per opporsi all’arresto, lanciando pietre e bidoni della spazzatura. Secondo il dipartimento di Sicurezza, Echevarria avrebbe guidato in modo irregolare e si sarebbe rifiutato di aprire la portiera del veicolo. Tuttavia, la famiglia ha contestato la versione degli agenti, affermando che la madre e i vicini hanno implorato gli agenti di restituire la bambina, senza ottenere ascolto.
Una questione di diritti umani
Chloe è la quinta bambina ad essere trattenuta dall’Ice nelle ultime settimane. Altri casi simili hanno suscitato preoccupazioni e indignazione per le azioni dell’amministrazione Trump, che ha già affrontato critiche per le separazioni forzate di immigrati e i loro figli. «Le recenti retate sconvolgono nuovamente la vita dei più piccoli», ha commentato un’insegnante locale, sottolineando come molti bambini di colori restano a casa per paura. Quelli che continuano ad andare a scuola presentano sintomi di stress traumatizzante, come addormentarsi in classe o manifestare crisi di pianto.
Questa escalation della violenza contro le famiglie migranti pone interrogativi sul rispetto dei diritti umani e sull’impatto delle politiche di immigrazione della precedente amministrazione, che colpiscono i più vulnerabili, inclusi i bambini.