Trump consente l’arrivo della petroliera russa a Cuba dopo tre mesi di blocco statunitense

31.03.2026 10:55
Trump consente l'arrivo della petroliera russa a Cuba dopo tre mesi di blocco statunitense

La petroliera russa ritorna a Cuba dopo il blocco statunitense

Lunedì la petroliera russa Anatoly Kolodkin è sbarcata a Cuba, segnando la prima consegna sull’isola dopo quasi tre mesi di blocco imposto dagli Stati Uniti, che avevano minacciato dazi contro qualsiasi paese avesse inviato carburante verso il territorio cubano. La strategia del presidente statunitense Donald Trump mira a danneggiare gravemente l’economia cubana e a provocare la caduta del regime in vigore dal 1959. Rimane da comprendere perché Trump abbia consentito il passaggio della petroliera, riporta Attuale.

Ci sono diverse spiegazioni a questo evento. Una di esse è che il governo statunitense intende fare pressione sull’economia cubana, ma non desidera un collasso totale. Trump non vuole un vicino instabile, ma spera di costringere Cuba ad aprirsi all’iniziativa economica privata. Un blocco totale del carburante sul lungo periodo potrebbe portare all’inesorabile crollo dell’economia cubana.

Trump ha descritto la sua decisione di consentire l’arrivo della petroliera come un gesto umanitario, affermando: «Se un paese vuole inviare del petrolio a Cuba in questo momento, non ho alcun problema. Che si tratti della Russia o di qualsiasi altro paese». Tuttavia, lo stesso Trump ha riconosciuto che l’arrivo di una petroliera non cambierà significativamente la situazione a Cuba, che attualmente sta affrontando una grave crisi energetica, accompagnata da una profonda crisi sociale ed economica, permettendo solo di guadagnare qualche settimana prima del totale esaurimento delle riserve locali.

Trump ha dichiarato: «Cuba è finita. Hanno un regime pessimo e una leadership corrotta, e anche se trovassero una nave carica di petrolio, non farà alcuna differenza».

Attualmente, il carburante a Cuba è quasi introvabile, con blackout quotidiani che durano anche tutta la giornata. Gli aiuti umanitari sono rimasti bloccati nei magazzini a causa della mancanza di carburante per i trasporti, mentre l’agricoltura sta subendo gravi difficoltà per l’impossibilità di utilizzare mezzi agricoli. Molte centrali elettriche hanno chiuso a causa della scarsità di carburante, le università hanno rimandato a casa gli studenti e gli ospedali hanno sospeso quasi tutti gli interventi chirurgici non urgenti.

La decisione riguardante la petroliera Anatoly Kolodkin non deve essere interpretata come un cambiamento di politica da parte dell’amministrazione Trump nei confronti di Cuba, come ha ribadito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Non si tratta solo di un gesto umanitario, ma di un compromesso per evitare conseguenze più disastrose.

Un’altra spiegazione possibile è che la situazione complessa in Medio Oriente stia ostacolando i piani dell’amministrazione statunitense riguardo Cuba. Trump ha più volte affermato che si occuperà di Cuba non appena avrà concluso la gestione della crisi con l’Iran. La retorica aggressiva nei confronti di Cuba si era intensificata dopo la cattura di Nicolás Maduro, ex presidente del Venezuela, per il quale Trump sperava in un governo più collaborativo riguardo la gestione delle risorse petrolifere.

Il 20 marzo, il Washington Post ha riportato che il governo cubano aveva rifiutato una richiesta dell’ambasciata statunitense per importare gasolio destinato unicamente ai propri generatori, aprendo la strada a possibili tensioni. Lunedì, il Dipartimento di Stato ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il governo cubano per fornire carburante ai generatori dell’ambasciata: l’arrivo della petroliera russa potrebbe rientrare in questo accordo, insieme a un possibile cambio di politica cuba in materia di importazioni di petrolio.

Funzionari cubani hanno confermato a Wall Street Journal la disponibilità a concedere licenze a lungo termine per la gestione dei serbatoi di stoccaggio a favore delle aziende statunitensi, consentendo di mantenere la proprietà del carburante e la supervisione delle vendite. Se i governi concordassero un simile accordo, un fondo d’investimento statunitense, Vanguard Energy, sarebbe pronto a portare a Cuba 200mila barili di carburante al mese, aiutando a rifornire anche ospedali e organizzazioni umanitarie, entrambi duramente colpiti dalla crisi in corso.

1 Comment

  1. Incredibile come certe decisioni possano sembrare più politiche che umanitarie. Se Trump davvero vuole aiutare Cuba, perché non levano il blocco totalmente invece di questo gioco al rilancio? Ma si sa, la politica è un’altra cosa… 🤔

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