Missili iraniani contro i Paesi arabi, Bin Salman non esclude l’uso della forza

02.03.2026 07:15
Missili iraniani contro i Paesi arabi, Bin Salman non esclude l'uso della forza

di
Guido Olimpio

Alla vigilia del conflitto Teheran aveva minacciato ritorsioni nei confronti dei vicini e il rischio era stato messo nel conto. Gli ayatollah vogliono destabilizzare le monarchie sunnite vicine agli Usa

Il controllo provvisorio indica che gli iraniani hanno attuato una risposta significativa, lanciando quasi 1.500 missili e droni kamikaze dal 28 febbraio. Questo attacco è una reazione alle operazioni militari condotte da Israele e Stati Uniti, con particolare attenzione ai Paesi arabi che ospitano basi americane. Il bersaglio non si limita alla regione, avendo anche colpito l’Oman, un importante mediatore, suggerendo un possibile errore di valutazione o una mancanza di coordinamento nei comandi. Le attuali operazioni militari hanno creato un clima di incertezza e preoccupazione, riporta Attuale.

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Sconvolgimento

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato la presenza di un divario nella catena di comando dell’Iran, già compromessa dagli attacchi giornalieri di Stati Uniti e Israele. Prima dell’inizio del conflitto, Teheran aveva avvertito riguardo a ritorsioni verso i vicini, ma la risposta si è rivelata più ampia e indiscriminata. Gli attacchi hanno colpito sia installazioni militari sia siti civili, nonostante le affermazioni di Ali Larijani, elemento chiave del regime, che ha suggerito il contrario. Tra i target si annoverano alberghi e l’aeroporto di Dubai, installazioni navali francesi ad Abu Dhabi, una base americana a Erbil in Iraq, una petroliera nel Golfo e persino strutture in Arabia Saudita, Kuwait, e Qatar. I voli risulteranno compromessi a causa della violazione degli spazi aerei di Siria e Giordania, creando una crisi nella regione.

Ripercussioni

La strategia di Teheran ha obiettivi di destabilizzazione nei confronti delle monarchie sunnite, mirati a destabilizzare i loro sistemi economici bloccando affari e trasporti. Grattacieli a Dubai e centri culturali ad Abu Dhabi rischiano di subire un colpo, mentre i principi, come Mohammed bin Salman, si preoccupano per l’attrazione di investimenti futuri. Sabato sera, migliaia di stranieri, tra cui molti italiani, sono stati bloccati nel Golfo a causa della sospensione dei voli. Ciò ha ulteriormente complicato le dinamiche marittime e le relazioni internazionali, spingendo gli ayatollah a sollecitare pressioni sui governi affinché incitino la Casa Bianca a cercare una tregua.

Lo spettro del caos

La situazione attuale presenta anche il rischio di risposte violente. Mohammed bin Salman, il principe saudita, ha offerto assistenza agli Emirati, un gesto significativo dopo recenti tensioni. È emersa una posizione ambigua da parte dell’Arabia Saudita: pur denunciando pubblicamente gli attacchi, sembra sollecitare azioni preventive da Washington contro l’Iran prima che diventi troppo forte. I recenti attacchi missilistici hanno evidenziato le capacità dell’Iran, sollevando interrogativi sulla stabilità del regime e sulle possibili reazioni delle nazioni vicine.

La ritorsione iraniana ha avuto effetti misurabili anche nello stretto di Hormuz, dove almeno tre navi mercantili sono state colpite, suscitando timori per un possibile aumento dei prezzi del petrolio. Cresce la preoccupazione tra le capitali arabe riguardo a una potenziale instabilità in Iran, con il rischio di secessione di regioni come il Balochistan e il Kurdistan. Le incertezze riguardanti il futuro dell’Iran aumentano, creando timori di conflitti interni.

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