La schiavitù è riconosciuta come il crimine più grave contro l’umanità

26.03.2026 11:55
La schiavitù è riconosciuta come il crimine più grave contro l'umanità

«La schiavitù è il crimine più grave»

Le Nazioni Unite hanno approvato una storica risoluzione, definendo la tratta degli schiavi come «il crimine più grave contro l’umanità». Questa decisione, adottata dal voto dell’Assemblea generale, è stata fortemente sostenuta dal governo del Ghana, che ha richiesto la risoluzione e invocato riparazioni da parte delle nazioni storicamente coinvolte nello sfruttamento degli schiavi, riporta Attuale.

Il documento identifica chiaramente «la tratta transatlantica degli schiavi e la schiavitù razziale degli africani» come crimine supremo, evidenziando le gravi conseguenze a lungo termine che ha avuto nella storia, come la rottura definitiva nella storia mondiale e la perpetuazione di sistemi razziali oppressivi. La risoluzione sollecita gli Stati a considerare la possibilità di scuse ufficiali, a contribuire a un fondo di risarcimenti, e a restituire le opere d’arte trafugate durante la colonizzazione.

Centoventitre Paesi hanno sostenuto la mozione, supportata dall’Unione Africana; nonostante ciò, Stati Uniti, Israele e Argentina hanno votato contro, mentre 52 Paesi, tra cui il Regno Unito e gran parte dell’Unione Europea, si sono astenuti. Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha dichiarato che la risoluzione è «necessaria» in quanto le conseguenze della schiavitù continuano a influenzare le disparità razziali nei giorni nostri. Mahama ha sottolineato che la votazione funge da protezione contro l’oblio.

Il ministro degli Esteri ghanese, Samuel Ablakwa, ha aggiunto che questa risoluzione potrebbe rappresentare un importante passo verso un «quadro riparativo» per le ingiustizie passate. Anche il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha richiesto azioni più audaci da parte degli Stati per affrontare le ingiustizie storiche.

La «giustizia riparatoria» è diventata il tema centrale per l’Unione Africana nel 2025, avendo i leader del Commonwealth richiesto un dialogo in merito. Tuttavia, come riportato dalla BBC, Paesi come il Regno Unito hanno storicamente rifiutato di pagare risarcimenti, sostenendo che le attuali istituzioni non possono essere ritenute responsabili per le ingiustizie del passato. James Kariuki, rappresentante britannico presso l’ONU, ha dichiarato che il Regno Unito non è d’accordo con le affermazioni fondamentali della risoluzione, affermando che non si dovrebbe stabilire una gerarchia delle atrocità storiche.

Negli ultimi quattro secoli, sette nazioni europee hanno schiavizzato milioni di africani. Gli imperi coloniali, attivi dal XV al XX secolo, hanno dominato gran parte del mondo, con circa due terzi dei membri delle Nazioni Unite coinvolti in qualche forma di dominio coloniale. Amnesty International sottolinea che gli effetti del colonialismo, tra cui la negazione dell’autodeterminazione e il saccheggio delle risorse, avvertono che il “paradosso” di questa situazione è che gli schiavisti ricevettero risarcimenti, mentre gli schiavi non hanno mai ottenuto giustizia.

La situazione di Haiti, un paese che ha lottato duramente per la sua indipendenza, è esemplare di tali ingiustizie. Il governo haitiano fu costretto a pagare Francia un’indennità colossale per risarcire gli ex proprietari delle piantagioni, impoverendo ulteriormente il paese e rendendolo uno dei più poveri al mondo. Questo complesso scenario continua a influenzare le economie e le politiche dei paesi del Global South, creando una necessità urgente di affrontare le conseguenze legali e morali della schiavitù e della colonizzazione.

La discussione su questi importanti e sensibili temi è più attuale che mai; essa rappresenta una sfida per le istituzioni moderne e dimostra il bisogno di un’analisi continua sul passato, per poter costruire un futuro più equo per tutti.

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