Pressioni da Chişinău per un’accelerazione, mentre Budapest blocca l’avvio dei cluster con Kiev
La vicepremier moldava Cristina Gherasimov ha chiesto ufficialmente l’apertura quanto prima dei negoziati di adesione della Moldavia all’Unione europea, possibilmente prima dell’autunno, per rafforzare la posizione pro-europea del governo in vista delle elezioni parlamentari del 28 settembre. Secondo la ministra per l’Integrazione europea, la campagna elettorale è già bersaglio di una campagna di disinformazione filorussa, e l’avvio dei colloqui formali sarebbe un segnale concreto di reciprocità da parte di Bruxelles, utile a contrastare le narrative anti-UE nel dibattito interno.
Bruxelles tra equilibrio politico e rischio di divergenza
L’accelerazione chiesta da Chişinău arriva alla vigilia del primo vertice UE-Moldova, previsto il 4 luglio nella capitale moldava. L’evento segna una tappa storica, ma espone l’Unione a una dilemma strategico: da un lato, rafforzare il sostegno alla Moldavia come segnale chiaro verso Mosca; dall’altro, evitare che un trattamento preferenziale nei tempi o nei cluster negoziali possa apparire come uno scollamento rispetto all’Ucraina, con cui la Moldova ha finora proceduto in parallelo nel processo d’integrazione.
Ucraina e Moldavia hanno infatti avviato congiuntamente i colloqui di adesione nel giugno 2024, ma il Consiglio non ha ancora aperto formalmente il primo cluster negoziale, in gran parte a causa dell’opposizione del governo ungherese guidato da Viktor Orbán, che blocca l’avanzamento del dossier ucraino in seno al Consiglio dell’UE.
Moldavia avanti nei cluster, ma Kiev resta ancorata al veto ungherese
La Moldavia ha già concluso lo screening tecnico di quattro dei sei cluster previsti, e a Bruxelles si auspica che anche i due restanti vengano completati entro l’estate. Kiev, invece, è rimasta impantanata nella resistenza diplomatica ungherese, nonostante progressi documentati nelle riforme relative ai criteri di Copenaghen e Maastricht. Il rischio è che la Moldavia venga vista come un caso più gestibile e veloce, mentre l’Ucraina – pur affrontando una guerra a tutto campo – venga rallentata da dinamiche politiche interne all’UE.
Doppio binario o avanzamento sincronizzato?
Fonti diplomatiche e analisti regionali sottolineano che separare i percorsi negoziali di Kiev e Chişinău comporterebbe rischi geopolitici. Entrambi i paesi affrontano minacce dirette o ibride da parte della Russia, condividono la frontiera orientale dell’UE e si sono impegnati in profonde riforme strutturali. Una sincronizzazione dei negoziati, pur con tempistiche flessibili, rafforzerebbe non solo la stabilità regionale, ma anche l’unità politica dell’UE sul fianco est.
Secondo più esperti europei, mantenere un percorso comune per Moldova e Ucraina consente di valorizzare la dimensione strategica del Partenariato orientale, oltre a fornire un messaggio forte di sostegno ai paesi che resistono all’espansionismo russo, sia sul piano militare che informativo.
Il ruolo cruciale del consenso politico europeo
In questo contesto, la responsabilità finale ricade su Bruxelles e le capitali dei 27: solo un consenso politico pieno, in grado di superare i veti individuali e coordinare i tempi negoziali, potrà evitare una integrazione “a due velocità” che rischia di minare la credibilità dell’intero progetto di allargamento. Il vertice UE-Moldova del 4 luglio sarà il primo banco di prova.