La lettera inviata ai vertici della Biennale di Venezia dai ministri della Cultura di 20 Stati Ue, dalla Norvegia e dall’Ucraina esprime una forte condanna per la partecipazione della Russia alla prossima edizione, la prima dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina. «Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili», si legge nel documento. I firmatari evidenziano il rischio significativo di una strumentalizzazione da parte della Federazione Russa, creando un’immagine di legittimità in contrasto con la realtà della guerra e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, riporta Attuale.
La lettera dei ministri europei
I ministri europei mettono in evidenza la presenza al padiglione russo di «individui strettamente legati all’élite politica russa», suscitando interrogativi riguardo alla vera natura di tali partecipazioni. Loro avvertono che la diplomazia culturale potrebbe mascherarsi da scambio artistico. Queste motivazioni hanno portato a considerare inaccettabile la presenza della Russia alla Biennale, invitando il presidente Pietrangelo Buttafuoco a riconsiderare la decisione.
L’Ue minaccia di tagliare i fondi alla Biennale
La Commissione Europea ha condannato fermamente la riapertura del padiglione russo e ha minacciato di tagliare i fondi destinati alla Biennale. «La Commissione è stata chiara riguardo alla guerra illegale della Russia contro l’Ucraina. La cultura deve promuovere i valori democratici e non deve mai essere usata come piattaforma di propaganda», hanno dichiarato la Vice presidente Henna Virkkunen e il Commissario Glenn Micallef. Nel caso in cui la Biennale prosegua con la sua decisione, l’UE esaminerà ulteriori azioni, inclusa la sospensione di eventuali sovvenzioni in corso.
La protesta di Kiev e la presa di distanza di Giuli
La reazione di Kiev è stata tempestiva, con forti dichiarazioni da parte dei ministri ucraini Andriy Sybiga e Tetyana Berezhna. Anche il governo italiano ha espresso la sua posizione, con Alessandro Giuli che ha sottolineato: «L’arte di un’autocrazia è libera soltanto se dissidente rispetto a quella propria». Giuli ha proseguito il suo intervento affermando che l’arte scelta da un regime autocratico non può avere la libertà di una pura espressione artistica, specialmente in un contesto di conflitto come quello attuale, dove il popolo ucraino soffre quotidianamente a causa delle azioni russe.
Foto copertina: ANSA/Angelo Carconi | Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco
Che scandalo! Come si fa a permettere la Russia alla Biennale dopo tutto ciò che sta facendo in Ucraina? L’arte non può essere usata come strumento di propaganda. Spero che la decisione venga rivista, senza ombra di dubbio! È ora di far sentire la nostra voce in modo chiaro.